La notte degli Oscar 2019: i nostri pensieri sulle pellicole più premiate

La cerimonia degli Oscar, ormai da molti anni, non è più solo una premiazione ma un vero e proprio evento mediatico in grado di appassionare anche i non propriamente cinefili e capace di far parlare di sé anche a mesi di distanza. Inoltre, molto spesso, nel circuito italiano i film candidati agli Oscar arrivano in ritardo rispetto la premiazione; piccolo dettaglio che, se da un lato non permette d’avere una visione completa della rosa di candidati, dall’altra consente un più massiccio flusso d’informazioni, grazie al quale molte pellicole ottengono un’attenzione in più nel nostro paese.

Esemplare, in questo senso, è sicuramente Green Book, che sta ottenendo una meritatissima fortuna al botteghino dopo aver portato a casa 5 nomination e 3 Oscar. Un film, a mio avviso, forse più controverso di quel che può sembrare. Non sono stati in pochi infatti a pensare… e in questo enorme flusso di pensieri m’inserisco anch’io… che il film presenti dei personaggi pigramente stereotipati; le caratterizzazioni di Tony Lip (Viggo Mortensen) e Don Shirley (Mahershala Ali) sono a tratti eccessivamente finzionali. In una sceneggiatura si tende sempre ad una certa esasperazione per dare risalto a determinati elementi o meccanismi, ma in questo caso il pericolo macchietta è davvero dietro l’angolo. Nonostante questo, però, ammetto che Green Book riesce a rimanere dignitosamente in equilibrio, portando in sala una storia che deve essere raccontata e che merita ogni attenzione possibile.

Green Book

E, a proposito di fortune, a non averne abbastanza è stato A Star Is Born, il piccolo gioiello di Bradley Cooper e anche il suo primo da regista. Pur avendo collezionato ben 8 candidature, il film porta a casa soltanto una statuetta, quella per la miglior canzone. Purtroppo, per quanto magnetica sia, devo ammettere che la pellicola doveva competere con dei mostri d’intensità e impegno sociale; primo fra tutti il sopra citato Green Book e BlackKklansman. Film che, di anno in anno, sbaragliano la concorrenza con tematiche alle quali è impossibile non concedere un riconoscimento a prescindere. Un discorso buonista, dal quale l’Academy forse dovrebbe iniziare a prendere le distanze, soprattutto quando vengono premiate opere sì doverose ma anche fortemente imperfette. La fortuna ha già girato però per A Star Is Born e gli ha consentito d’avere un enorme successo sia tra il pubblico che tra la critica, riuscendo a far parlare di sé a mesi di distanza dall’uscita nelle sale.


A Star Is Born

In quest’ottica, forse, il più deludente è proprio BlackKklansman, un film estremamente esilarante in alcuni punti quanto inutilmente retorico in moltissimi altri. Spike Lee torna a parlare delle condizioni in cui spesso vivono le comunità afroamericane attraverso un percorso che parte da una storia vera, ambientata negli anni settanta, e si conclude con una panoramica del problema razziale ai giorni nostri, utilizzando immagini di repertorio per dimostrare quanto la situazione non sia poi tanto migliorata. L’ennesimo film doveroso, l’ennesima storia vera che mette in scena la forza di volontà di un uomo desideroso di cambiare le cose, che purtroppo scade in un racconto non solo troppo romanzato ma anche esasperatamente didascalico e retorico. Restano ottimi i momenti comici, per quanto studiati a pennello per mettere in risalto la stupidità dell’uomo razzista, al punto da risultare troppo macchiettistici.

Anche in questo caso abbiamo assistito ad ottimo successo al botteghino coronato da un premio Oscar per la miglior sceneggiatura non originale; come ho accennato si trattata di un premio che l’Academy forse ha assegnato più per dovere che per reali meriti.

BlackKklansman

Ma arriviamo alle dolenti note. Il processo culturale incontro al quale stiamo andando fa sì che si stia vivendo un momento fatto di prodotti effettivamente deludenti, fallaci, poco incisivi; motivo per cui un prodotto di poco sopra la media scatena un isterismo senza pari tra il pubblico. La conseguenza? Che molto spesso non solo si alzano così tanto le aspettative da deludere la “seconda ondata di pubblico”, quella che si dedica al prodotto dopo l’isterismo, ma rischia anche di allontanare quelli che già si ponevano scettici nei confronti del film. Questa è la sorte toccata a Bohemian Rhapsody, il film dedicato ai Queen e, in particolare, al suo frontman, Freddy Mercury. Al di là dell’eccessivo uso del romanzato, il film colpisce più che altro per il montaggio sonoro su di una colonna sonora splendida, una sorta di best of dei Queen perfettamente integrato nel tessuto del racconto. Pochi passaggi registici indimenticabili e un’unica interpretazione memorabile, quella che ha valso un Oscar a Rami Malek. Credo siano stati più che giusti gli oscar dedicati al reparto tecnico, così come quello a Malek, ma che sia stato altrettanto giusto non premiarlo per il miglior film, semplicemente perché non gode davvero delle caratteristiche per esserlo. Bohemian Rhapsody è stato solo un enorme abbaglio visivo e sonoro che ha catturato l’attenzione mediatica grazie agli argomenti trattati, ma che non avrà mai la forza per essere ricordato come il capolavoro.

Bohemian Rhapsody

Un’ultima parentesi va, infine, dedicata a quella che per me è stata la vera star cinematografica e videoludica della stagione appena conclusa cioè Spider-Man. La pellicola di cui parlo è Spider-Man: Into the Spider-Verse (in italiano Spider-Man – Un nuovo universo). Il lungometraggio d’animazione si assume il rischio di mischiare ben 6 storie diverse riguardanti il nostro amichevole Spider-Man di quartiere, utilizzando anche design totalmente diversi per ognuno di loro. Il risultato è un coloratissimo ed esilarante viaggio assolutamente perfetto; tempistiche comiche impeccabili, una storia piuttosto complessa e un approccio visivo assolutamente indimenticabile. Un prodotto che aiuta il nuovo pubblico a familiarizzare con uno dei supereroi più amati degli ultimi cinquant’anni e regala ai fan di vecchia data l’esperienza che attendevano da moltissimo tempo. Non è un caso, insomma, che mi sia ritrovata a guardare il film con l’entusiasmo di quando, a cinque anni, vedevo in tv per la prima volta una serie animata su Spider-Man. E dopo il fortunatissimo esito al botteghino, Un Nuovo Universo riesce anche ad agguantare un Oscar, forse il più meritato della cerimonia 2019.

Spider-Man: Into the Spider-Verse

Nonostante, però, il valore di tutti i premi in questione sia stato discusso a lungo, ognuno di loro ha avuto la fortuna di vivere una seconda vita dopo la cerimonia degli Oscar, facendo parlare ancora di sé e dando la possibilità ai fan dell’ultima ora di conoscere storie che, per pigrizia o per mancanza di tempo, avevano lasciato passare al cinema senza dar loro un’opportunità.
Al di là dei meriti, insomma, gli Oscar resteranno sempre e comunque un trampolino di lancio e un ottimo spunto di conversazione che permette di rimettere in circolo nomi e creare interessanti scambi d’opinione.

Ivan Cirasolo
Ancora nessun voto

Vota!

Ivan Cirasolo

Ivan Cirasolo

Sono un appassionato di videogiochi e tecnologia da sempre, la mia prima piattaforma è stata il Commodore 64, un dispositivo che ha fatto la storia del gaming. Mi definisco anche molto nerd perchè quando ho davanti qualcosa di altamente tecnologico passo ore a scoprirne tutte le funzioni. Con questo sito desidero condividere le mie grandi passioni con tutti quelli che amano questo mondo fatto di meraviglie oltre a sempre nuove cose da scoprire e che non smette mai di stupirmi! Quindi benvenuti a tutti nerd people! E mi raccomando Facciamolo Nerd con Do it Nerd...

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: