Pixar – Il potere dei colori

Gli Oscar sono appena passati e, per quanto riguarda l’animazione, lo hanno fatto anche un po’ in sordina. Il vincitore di quest’anno, Spider-Man: Into the Spider-Verse, ha tolto lo scettro alla Disney senza troppa fatica. La fabbrica dei sogni infatti dal 2008, escludendo il 2012 cioè l’anno in cui vinse Rango e la Disney non ebbe film candidati, regna incontrastata aggiudicandosi ogni premio. Ma cos’è che rende i lungometraggi Disney e Disney-Pixar così accattivanti? Pur non volendo togliere nulla alle sceneggiature, sempre emozionanti e di una profondità sconcertante, quel che ovviamente colpisce è la tecnica di animazione di ogni singola pellicola, la cura per ogni dettaglio che ha portato ogni prodotto ad essere perfetto sotto ogni aspetto. In modo particolare la Pixar è riuscita a rendersi competitiva sul piano dell’animazione grazie ad una nuova poetica visiva, concentrata soprattutto su un’impareggiabile uso simbolico delle tonalità cromatiche, prendendo in prestito ogni possibile regola dalla teoria del colore. Questa, utilizzata a lungo dai pittori, ha una duplice natura; da un lato affonda le proprie radici nelle molteplici ricerche psicologiche sugli effetti del colore nell’osservatore, mentre dall’altra è sensibile nei confronti delle numerosissime interpretazioni che le filosofie orientali hanno fornito sul significato spirituale di ogni variazione cromatica.

Iniziamo con il significato delle tinte pastello, utilizzate con leggerezza in Toy Story, il primo lungometraggio Pixar e portate alle estreme conseguenze in A Bugs Life e Monsters&Co. Quando parliamo di tinte pastello non dobbiamo confonderle necessariamente con la ristretta gamma cromatica dell’arcobaleno; qualsiasi colore, desaturato, prende questa accezione. Nelle tre pellicole menzionate si può infatti notare un uso molto delicato del colore che indica non solo la volontà di mettere in primo piano la dolcezza, un elemento caratteristico soprattutto di Sully, Boo, e dei piccoli insetti di A Bugs Life, ma anche la volontà di rendere meno evidenti le differenze fisiche dei rispettivi personaggi, messaggio di fondo di tutti e tre i film sopra citati. Rapidamente la politica estetica della Pixar cambia in Alla Ricerca di Nemo, dove i colori si fanno più brillanti. Peculiare però la scelta di un pesce pagliaccio, dalla vivace pelle arancione. Secondo la teoria del colore, questo tono in particolare rappresenta la gioia ma anche la crescita personale, due elementi che fanno da perno all’intera pellicola. Mentre Marlin, il padre, deve ritrovare la serenità perduta dopo l’incidente in cui perde la moglie, Nemo è la rappresentazione del classico adolescente disneyano che, in seguito ad usa serie di avventure, cresce e capisce il valore di tutto quello che aveva allontanato all’inizio del film.

Alla ricerca di Nemo

Ed è rimanendo sulle tinte brillanti che arriviamo ad un classico Pixar entrato con forza nel cuore di tutti: Gli Incredibili – Una Normale Famiglia di Supereroi. Vi siete mai chiesti come mai le tute dei personaggi, create dalla favolosa Edna, sono rosse? È questo il colore delle persone attive, estroverse ed energiche. Tutti aggettivi che si addicono alla perfezione alla nostra superfamiglia preferita. Eccezion fatta, e solo in un primo momento, per Violetta. La timida adolescente porta, non a caso, il nome del colore che rappresenta l’intelligenza, la conoscenza e la sobrietà, aggettivi che calzano alla perfezione sulla nostra eroina. Anche lei però uscirà dal suo guscio e farà proprie anche le caratteristiche legate al colore del proprio costume.


Andando avanti nella filmografia Pixar troviamo un insospettabile Wall-E ad attenderci. Il piccolo robot, dotato di un’eccezionale forza di volontà è, non a caso giallo, il colore che per la filosofia orientale indica un movimento di espansione, un costante cambiamento accompagnato da una crescita personale del soggetto che lo sceglie come proprio colore. Wall-E, difatti, nasce come un freddo robot senza sentimenti ma, con passare del tempo, sviluppa dei sentimenti, oltre all’ostinata volontà di salvare la sua piantina e cambiare così le sorti dell’umanità. E ricordate EVE, il robot di cui Wall-E s’innamora? Realizzata totalmente in bianco, la piccola compagna robotica incarna non solo la redenzione per gli esseri umani ma anche la rigenerazione del corpo, quello che riuscirà a donare a Wall-E con un bacio.

Le ultime due pellicole che ci piacerebbe prendere in esame sono forse anche quelle a cui si pensa subito se si parla di politica del colore nei film Pixar: Inside Out e Coco. Entrambi hanno acceso l’immaginazione e i dibattiti in tutto il mondo grazie alla loro strabiliante attenzione per l’uso dei colori. Procediamo con ordine; quando nel 2015 Inside Out è arrivato nelle sale, tutti si sono lanciati nell’interpretazione di ogni personaggio, collegato ad un colore specifico. Saltano subito all’occhio i colori di Gioia, dal vivacissimo e ottimistico giallo e Rabbia, con il suo impetuoso rosso fuoco, di nuovo simbolo di una personalità energica. Paura è lilla, un colore che, avvicinandosi al viola, richiama nuovamente l’intelletto e la saggezza. Cosa c’è di più saggio se non un pizzico di timore? È Gioia stessa a dire che è grazie all’aiuto di Paura che Riley riesce a stare lontana dai pericoli. In molti poi si son chiesti per quale motivo Disgusto fosse verde; come ha spiegato Pete Docter, il regista del film, il team creativo era fortemente indubbio sul look del personaggio; doveva essere disgustoso dal punto di vista visivo o caratteriale? Dopo un’attenta riflessione, quest’emozione è diventata verde, ricordando il disgusto primario che l’uomo associa a questo colore quando si tratta di cibi velenosi. Ma arriviamo al personaggio più importante di tutti, Tristezza. Nello spettro psicologico dei colori a quest’emozione è associato il colore grigio, mentre il blu indica la pace, il rilassamento e la riflessione. A ben pensarci sono tutti aggettivi che si può pensare di associare al personaggio, con la sua estrema calma, in contrapposizione alla vulcanica energia di Gioia e quest’ultima è proprio grazie a Tristezza che riesce a riflettere su cosa sia più giusto per Riley. E avete notato che, seppur gialla, Gioia ha i capelli di un brillante blu elettrico? È possibile che il team creativo abbia voluto inserire un piccolo indizio per lo spettatore?

Inside Out

Chiudiamo questa piccola parabola nel mondo dei colori Pixar con un lungometraggio che ha sciolto il cuore di tutti, grandi e piccini, Coco. In quest’ultimo, per quanto riguarda lo studio del colore, è semplicemente ingegnosa l’idea di rendere più allegro il mondo dei morti utilizzando le decorazioni tipiche del Día de los Muertos, eccedendo nella brillantezza dei colori e portandoli in contrasto con la meno vivace Santa Cecilia, la città dove abita il protagonista, Miguel. La potenza del film, infatti, risiede tutta nella sua estetica, che magnetizza l’attenzione su ogni singolo dettaglio, permettendo di assimilare le delicate tematiche trattate.

Coco

Questo è il tipo di sensibilità che rende i film di questa casa di produzione non solo belli e divertenti, ma anche complessi e profondi. Ed è per questo che, ogni anno, anche i più grandi scalpitano davanti al cinema in attesa di prendere il biglietto per il nuovo gioiello firmato Pixar.

Ivan Cirasolo
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Ivan Cirasolo

Ivan Cirasolo

Sono un appassionato di videogiochi e tecnologia da sempre, la mia prima piattaforma è stata il Commodore 64, un dispositivo che ha fatto la storia del gaming. Mi definisco anche molto nerd perchè quando ho davanti qualcosa di altamente tecnologico passo ore a scoprirne tutte le funzioni. Con questo sito desidero condividere le mie grandi passioni con tutti quelli che amano questo mondo fatto di meraviglie oltre a sempre nuove cose da scoprire e che non smette mai di stupirmi! Quindi benvenuti a tutti nerd people! E mi raccomando Facciamolo Nerd con Do it Nerd...

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