Men in Black II: Alien Escape, un videogioco del passato ma per veri fan della saga!

Siamo nel 2002. Il nuovo millennio è appena iniziato, ma gli anni ’90 hanno lasciato una traccia, delle basi da sfruttare.

Infogrames decise di pubblicare un videogioco chiamato Men in Black II: Alien Escape, che proprio in quell’anno avrebbe dovuto appoggiare in veste pubblicitaria il secondo episodio della fortunatissima saga cinematografica con Will Smith e Tommy Lee Jones.

Forse non molti sanno che già in occasione del primo film, nel 1997, furono creati dei videogiochi a tema, che tuttavia reputo piuttosto scadenti sia dal punto di vista grafico che di gameplay (anche se devo ammettere di averci giocato poco e marginalmente).

Ma partiamo dall’inizio.

Innanzi tutto è bene precisare che cosa siano effettivamente i Men in Black. Secondo l’ “ufologia” sarebbero degli agenti governativi ipersegreti, che avrebbero il compito di intimidire i testimoni di avvistamenti di UFO, alieni ed eventi paranormali, in modo da non generare una sicura crisi di panico a livello sociale. Unito a questo, il tema dell’ “alieno ostile”, che era interessante per il grande pubblico sin dai tempi dell’ “incidente di Roswell” (1947).


Proprio per questo, tra gli anni ‘70 e gli anni ’80 gli alieni vennero usati intensivamente nel mondo del cinema e delle serie televisive (in ordine sparso: Alien, UFO SHADO, Star Wars, Star Trek, E.T…), contribuendo alla diffusione di tematiche fantascientifiche nell’immaginario collettivo e nell’intrattenimento di massa.

Solo negli anni ‘90 però, anche grazie all’evolversi delle nuove tecnologie, le teorie UFO e le cospirazioni governative sugli alieni divennero “pop”. Ogni giorno si sentivano notizie su avvistamenti di dischi volanti, su rapimenti extraterresti, sui famosi “cerchi nel grano”, oppure sull’Area 51. Si stava assistendo quasi ad un fenomeno di costume (pura pop-culture…).

Ad alimentare quest’ondata di panico ed eccitazione fu soprattutto il mondo della televisione. Nel 1993 nacque la serie cult X-Files, molto enigmatica e nel 1997 ecco comparire sulla scena Hollywoodiana Men In Black: azione, alieni, comicità e sparatorie con armi molto particolari, unite all’iconicità degli agenti J e K ne fecero un grande successo e dal film, come già detto, vennero ricavati dei videogiochi.

Forse memori di quanto fatto poco dopo il primo lungometraggio o forse consapevoli delle mai espresse potenzialità di un brand del genere in campo videoludico, Infogrames decise di fare le cose come si doveva.
Nel 2002 la PlayStation 2 era all’inizio della sua storia ed il titolo venne progettato in modo tale da sfruttare al meglio le potenzialità della nuova console nextgen.

Men in Black II infatti è un vintage game abbastanza godibile ancora oggi (a distanza di quasi vent’anni!!!), che incarna discretamente l’anima e l’atmosfera dei film, ma con una trama che con essi, di fatto, ha in comune pochissimi elementi.
È uno sparatutto in terza persona in cui dovremo vestire i panni di J o di K per fare luce sul caso di una prigione spaziale di massima sicurezza volante che è improvvisamente uscita dal controllo dei Men in Black e che ha portato all’evasione la “feccia aliena”.

Col nostro personaggio ci ritroveremo a percorrere 5 scenari: un porto nei pressi di Manhattan in cui gli alieni contrabbandano “armi insolite”, una centrale nucleare in attività, un grattacielo al centro di New York, le strade nei pressi del grattacielo ed alla fine la Maximus Security (astronave-prigione).

Ogni livello è lineare, suddiviso in checkpoint e con un Boss finale da sconfiggere, per compiere la nostra missione al meglio abbiamo a disposizione 3 armi differenti, la bomba XENO (devastante che distrugge grandi quantità di nemici), 2 vite ed il comando per acrobazie per schivare i proiettili.

Al di là della grafica, che con l’occhio di oggi risulta ovviamente limitata (ma se contestualizzata all’epoca più che accettabile…), trovo che il gioco sia invecchiato piuttosto bene: non ha glitch ed è molto ben bilanciato tra difficoltà e comandi a disposizione.

Il main menu è ben realizzato, facile da navigare e tutte le sue funzioni sono molto intuitive. Entrare in sintonia col gioco è immediato, in pieno stile “plug and play”.

Le ambientazioni si presentano bene nel complesso e descrivono a sufficienza le situazioni proposte dalla storia. La trama è senza dubbio un elemento marginale, si spara molto e si pensa poco, ma ci sta…
Peccato invece per il design dei due agenti, decisamente troppo differenti rispetto agli attori!

J e K hanno peculiarità ed armi differenti. J è veloce, possiede una sola pistola e le sue armi sono globalmente meno offensive rispetto a quelle di K, che compensa la sua lentezza con la doppia pistola di default e con armi decisamente più accomodanti (una ha addirittura proiettili che inseguono i nemici…). Durante i livelli è possibile recuperare vite, ricariche e potenziamenti e sono presenti anche elementi collezionabili: I vermoni!
Il livello termina con uno score di punteggio che incrementa in base a vite usate, tempo impiegato e vermoni ritrovati.

Il gioco oltre alla modalità storia ha anche una mode di training ed anche una collezione di files in cui è possibile visionare i “dati segreti” raccolti durante tutte le missioni (come ad esempio le simpatiche descrizioni delle razze aliene e dei due agenti…).
È naturalmente presente anche il trailer (pubblicità insomma) del film MIB2 nelle sale in quei mesi.

Ciò che apprezzo di più di questo titolo è la fluidità e la naturalezza nel comandare il personaggio durante le variegate sessioni di battaglia, una cosa gradita dato che in certi frangenti le sparatorie sono davvero epilettiche.
Peccato che il gameplay non permetta di gestire in modo ottimale un sistema tattico più raffinato (La stealth mode è completamente assente…).

Una cosa che proprio non apprezzo, che secondo me è il vero tallone d’Achille del gioco, è il fatto che sia troppo ripetitivo. I livelli sono abbastanza lunghi ed a volte si ha l’impressione di fare e rifare le stesse azioni in maniera sempre uguale.
A rendere il tutto un po’ più leggero ci pensano la colonna sonora molto caratteristica e le simpatiche conversazioni degli agenti J e K.

Un’altra pecca (che tuttavia potrebbe non essere un difetto per alcuni giocatori) che mi ha sempre lasciato perplesso, è la scelta di Infogrames di proporre un gioco forzatamente Single Player, quando tutto il complesso dei film è basato (e per questo apprezzato…) sulla collaborazione e la complementarietà tra i due agenti. Ho subìto moltissimo questa mancanza da bambino, anche perchè (neanche a farlo apposta…) il vicino di casa ed il mio migliore amico avevano lo stesso videogame… credo che giocando simultaneamente in schermo condiviso ci saremmo divertiti di più nei pomeriggi dopo la scuola, invece ci ritrovavamo nella situazione in cui si faceva a turno e l’altro guardava (sad but true…).

Non penso che questo titolo sia stato un grande successo, ma ha avuto la capacità di farmi affezionare ad esso nel tempo. L’ho rigiocato di recente dopo tanti anni ed ha avuto ancora la capacità di farmi tornare alla mente alcuni momenti dell’infanzia. Per questo ne ho parlato ed ammetto di avere scritto questo articolo con un sorriso malinconico.

Non saprei dire quanto la nostalgia mi abbia fatto essere magnanimo nell’analisi, ma in ogni caso, opinioni personali a parte, è un gioco che mi sento di consigliare indubbiamente ai fan della saga di Men In Black, ai giocatori di third person shooter ed a coloro che cercano un titolo oramai vintage, che propone un mix di sfida e sparatorie epilettiche, mantenendo allo stesso tempo molto relax.

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