
Fullmetal Alchemist ha ridefinito i confini dello shonen moderno: viaggio ai confini dell’etica e del sacrificio
Fullmetal Alchemist
Fullmetal Alchemist ha superato le 90 milioni di copie vendute. Un traguardo che consolida, se mai ce ne fosse bisogno, l’opera di Hiromu Arakawa, pubblicata dal 2001 al 2010 sulla rivista Monthly Shōnen Gangan, come uno dei maggiori successi del mondo del fumetto giapponese. Un risultato ancora più di prestigio, se si pensa a quanto il manga esca dai canoni classici dello shonen. Quando si pensa al genere, infatti, le prime cose a venire in mente sono probabilmente combattimenti, avversari, livelli di forze. Tutte componenti, che, intendiamoci, sono presenti in modo più o meno marcato anche il Fullmetal Alchemist. Ma che si siedono, però, in seconda fila rispetto al cuore dell’opera, ben più introspettivo e orientato all’analisi di sé stessi: fin dove si può spingere il confine della morale e dell’etica? Quanto può costare la superbia? Cosa si è disposti a perdere per ciò che si ama? Che cosa vuol dire “sacrificio”?

Una trama che colpisce
La trama di Fullmetal Alchemist colpisce dritto al profondo dell’io e spinge alle più intime riflessioni: i fratelli Edward e Alphonse Elric tentano con l’alchimia di resuscitare la defunta madre, violando le regole. Fallendo nel loro intento, Edward perde un braccio e una gamba, mentre Alphonse deve addirittura rinunciare all’intero corpo, rimanendo sigillato in un’armatura. L’opera è il racconto del loro viaggio per recuperare le parti del corpo che sono andate perse, ma soprattutto un viaggio tra etica e i limiti umani.
Il confine tra bene e male
Il valore dell’opera è spingere, con naturalezza, alla riflessione lo spettatore. Chiunque abbia mai provato il dolore di una perdita comprende il peccato originale di superbia iniziale dei due fratelli, e con loro si pone le domande del loro viaggio: può un uomo mai paragonarsi a dio? Che prezzo ha la superbia? Dove è racchiusa la nostra umanità? E poi ancora: si può mai girare la faccia di fronte a guerre, corruzioni, contraddizioni? Possono i nostri atteggiamenti finire indirettamente con l’alimentarle? Fullmetal Alchemist è un’opera dove il confine tra il bene e il male, tra ciò che è umano e ciò che non lo è, tra il giusto e lo sbagliato è sempre in bilico. Per questo si distingue nel panorama degli shonen, e dopo 90 milioni di copie vendute, ha ancora 90 milioni di motivi per essere riletta.
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