Il multiverso nelle serie TV ha stancato il pubblico? Dalla multiverse fatigue del MCU alle nuove strade narrative: cosa funziona ancora e cosa no.

Il multiverso nelle serie TV è già morto?

Ammettiamolo: a un certo punto abbiamo tutti alzato gli occhi al cielo. Un altro universo alternativo? Un’altra versione del protagonista con i capelli diversi e un’etica discutibile?

La multiverse fatigue, sì, esiste, ha un nome e una voce, è diventata una delle critiche più diffuse al panorama seriale e cinematografico degli ultimi anni. Ma è davvero finita qui, o c’è ancora qualcosa da salvare?

Quando “tutto è possibile” diventa il problema

Il paradosso del multiverso nelle serie TV è brutale: uno strumento narrativo nato per alzare la posta in gioco ha finito per azzerarla. Se ogni morte può essere annullata da un universo parallelo, se ogni scelta sbagliata ha un’alternativa già pronta in un’altra dimensione, il dramma si svuota. Il pubblico lo ha percepito benissimo. La Saga del Multiverso Marvel ha prodotto una quantità impressionante di contenuti, 14 serie su Disney+ dal 2021 a oggi, ma la corsa alla quantità ha divorato la coerenza narrativa. E la fiducia degli spettatori con essa.

Non è solo una questione di superstanchezza da supereroi. È un problema filosofico. Il multiverso come metafora promette grandiosità ma consegna un falso conforto: “da qualche parte una versione di te sta vivendo la vita migliore.” In un periodo storico in cui il pubblico vuole storie con conseguenze reali e personaggi che abitino le proprie scelte, questa è una promessa vuota.

Ma quando funziona, funziona benissimo

Però aspetta, prima di seppellire tutto, guarda Dark Matter su Apple TV+. La serie tratta dal romanzo di Blake Crouch ha dimostrato che il multiverso può ancora emozionare, a patto di usarlo come specchio dell’identità e non come parco giochi franchise.

Il protagonista non salta tra universi per salvare il mondo: cerca disperatamente di tornare alla sua vita, quella fatta di scelte precise e irripetibili. Il multiverso diventa così una domanda esistenziale potentissima (chi sono io senza le decisioni che ho preso?) e non un pretesto per moltiplicare i personaggi a costo zero.

Dove sta andando la serialità più interessante

Le nuove tendenze narrative nelle serie TV si muovono in senso opposto alla grandiosità multiversale. The Bear, Succession, Slow Horses: tensione costruita su dialogo, ambiguità morale, conseguenze che non si possono annullare. Il corpo esiste, il tempo scorre in una direzione sola, le perdite fanno male per davvero.

Persino The Franchise di HBO (commedia satirica prodotta da Armando Iannucci e Sam Mendes) ha scelto di smontare il sistema dall’interno, raccontando il caos dietro la produzione di un film in una grande franchise. Un genere che si auto-critica è un genere che sente il peso dei propri anni.

Il verdetto

Il multiverso seriale non è morto: è stato usato male, troppo e troppo in fretta. L’idea in sé, i sé alternativi, le strade non percorse, il costo delle scelte, è uno dei temi più umani che esistano. Tornerà, probabilmente più sobrio e più preciso. Nel frattempo, il pubblico si è già spostato verso storie in cui i personaggi non possono permettersi il lusso di un universo di riserva.


Domande per te:

Sei ancora disposto a seguire una serie costruita attorno al multiverso, o hai bisogno che la storia ti convinca prima con personaggi solidi?

Pensi che Marvel abbia ancora margine per recuperare la fiducia del pubblico con questo approccio?

E qual è l’ultima serie che ti ha fatto sentire davvero il peso di una scelta narrativa?

Scrivicelo nei commenti.

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