Il problema dei tre corpi di Liu Cixin è la trilogia di fantascienza che devi leggere. Fisica, alieni, storia cinese e un’idea che ti cambia il cervello. Ecco perché.

Il problema dei tre corpi: ritorno alla fantascienza

Ammettiamolo: ci sono libri che leggi, e libri che ti restano. Quelli che, una volta chiusi, continuano a girarti in testa mentre fai la spesa o aspetti l’autobus. Il Problema dei Tre Corpi di Liu Cixin è uno di quelli.

Anzi, è probabilmente uno dei pochissimi romanzi di fantascienza degli ultimi vent’anni che merita davvero di stare nella stessa frase con Asimov e Lem. Parola grossa? Forse. Ma vediamo perché.

Di cosa parla Il problema dei tre corpi (senza spoiler)

Siamo nella Cina degli anni ’70, in piena Rivoluzione Culturale. Un progetto militare segreto riesce a inviare segnali nello spazio e qualcuno risponde. Peccato che quel “qualcuno” venga da Trisolaris, un pianeta orbitante intorno a tre soli, condannato a un’esistenza caotica e imprevedibile. I Trisolariani hanno bisogno di una nuova casa. E la nostra Terra sembra perfetta.

Fin qui sembra la solita storia di invasione aliena, vero? Sbagliato. Liu Cixin usa questa premessa per costruire qualcosa di molto più ambizioso: un affresco che mescola storia reale, fisica teorica, filosofia e geopolitica cosmica. C’è anche un videogioco in realtà virtuale al centro della trama roba che ti fa venire in mente Ready Player One, ma con molta più sostanza.

Perché è un must per i nerd: la recensione

La cosa che colpisce di più è la serietà scientifica. Liu Cixin, ingegnere informatico di professione, non bara: il paradosso di Fermi, la meccanica orbitale, le dimensioni dello spazio-tempo vengono affrontati davvero, non come scenografia ma come motore narrativo. Se ami la fisica, qui trovi pane per i tuoi denti.

Il vero colpo di genio arriva nel secondo volume, La Materia del Cosmo (il cui titolo originale cinese è, molto più evocativo, La Foresta Oscura). L’idea che Liu introduce, l’universo come foresta buia popolata di cacciatori silenziosi, è una risposta al Paradosso di Fermi così elegante e inquietante che, una volta capita, non riesci più a guardare il cielo notturno allo stesso modo. Nessuna civiltà aliena si fa sentire perché farsi sentire significa morire. Punto.

La scala temporale della trilogia è un’altra cosa fuori dal comune: si parla di centinaia di anni, a volte di miliardi. Liu non ha paura di giocare in grande.

Cosa dice chi l’ha letto?

Il web italiano è abbastanza unanime. Su Amazon e nelle principali recensioni letterarie, i lettori concordano: le idee sono straordinarie, la costruzione del mondo è solidissima, i colpi di scena sono originali e mai scontati.

Qualcuno avverte che il ritmo è lento all’inizio e che la densità scientifica può pesare, non è lettura da spiaggia. C’è anche un piccolo neo tecnico: la traduzione italiana è passata per l’inglese, perdendo qualcosa lungo la strada. Ma nel complesso, chi inizia difficilmente si ferma al primo volume.

La serie Netflix: vale la pena?

Nel 2024 Netflix ha portato la trilogia sullo schermo, con gli showrunner di Game of Thrones David Benioff e D.B. Weiss. Il risultato? Visivamente spettacolare, ottimo per chi non conosce i libri, ma inevitabilmente semplificato rispetto alla complessità dell’originale. La serie funziona come porta d’ingresso, ma se vuoi il piatto completo devi passare per le pagine.


Domande per te:

Hai iniziato dalla serie Netflix o dai libri?

Se scoprissi che nell’universo esistono altre civiltà, penseresti che è una buona notizia?

Saresti disposto a sacrificare la tua generazione per salvare l’umanità tra 400 anni?

Scrivicelo nei commenti.

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