La Casa – Il Rogo del Male 2026: trama senza spoiler, recensione, reazioni del web e tutti i capitoli della saga Evil Dead a confronto.

La Casa – Il Rogo del Male: la famiglia (posseduta) è per sempre

Se pensavate che dopo cinque capitoli il Necronomicon avesse finito le pagine da sfogliare, vi sbagliavate di grosso. La Casa – Il Rogo del Male (titolo originale Evil Dead Burn) è arrivato nelle sale l’8 luglio 2026 a ricordarci che in questa saga il sangue, letteralmente, chiama sangue.

Sesto capitolo di un franchise che dal 1981 continua a rialzarsi come i suoi stessi Deadites, questo nuovo episodio porta la firma del regista francese Sébastien Vanicek, con Sam Raimi ancora saldamente al timone come produttore. E no, spoiler: la mano scheletrica che esce dal terreno non è ancora andata in pensione.

La Casa – Il Rogo del Male: trama senza spoiler ovviamente

Partiamo dalle basi, promesso senza spoiler. La protagonista è Alice, una giovane donna francese che, dopo un litigio con il marito Will, si ritrova a piangerlo: lui, furioso, sale in auto, investe qualcosa che non avrebbe mai dovuto incontrare sulla sua strada, e muore.

Dopo il funerale, Alice viene accolta nella casa di famiglia del defunto marito, isolata e decisamente poco accogliente. Ad attenderla ci sono i suoceri Edgar e Susan, la nonna Polly, e il cognato Joseph con la fidanzata Thya, unici a mostrarsi davvero gentili con lei.

Fin qui sembra un dramma familiare un po’ teso, di quelli con silenzi imbarazzanti a cena. Ma questa è pur sempre una casa targata Evil Dead, quindi indovinate un po’? La riunione di famiglia si trasforma rapidamente in qualcosa di molto più… infernale. Il resto ve lo lasciamo scoprire al cinema, ma sappiate che il Libro dei Morti non è mai troppo lontano quando c’è di mezzo un lutto irrisolto.

La recensione: tanto splatter, poca sorpresa

Diciamolo subito: La Casa – Il Rogo del Male non reinventa la ruota (o la motosega, per restare in tema). Vanicek dimostra di conoscere benissimo le regole del genere e omaggia apertamente il cinema di Raimi, con qualche incursione anche nell’atmosfera perturbante di Wes Craven.

Il film si apre con una sequenza folgorante, tra le più riuscite dell’intero capitolo, e regala momenti di puro horror fisico che faranno felici gli amanti del gore più esplicito.

Il problema, se vogliamo trovarne uno, è che l’originalità non è propriamente il suo forte. Chi ha visto Vermin, l’esordio dello stesso regista, ricorderà una sporcizia visiva e una cattiveria che qui vengono un po’ addomesticate. Il film punta tutto sull’atmosfera claustrofobica e sulla progressione del “contagio” demoniaco, ma rischia di risultare ripetitivo proprio quando dovrebbe stringere il cerchio attorno allo spettatore. Anche il simbolismo, quello della famiglia come nido del male sotto una facciata di normalità, viene sottolineato con un po’ troppa insistenza: schermi rotti, cornici in frantumi, metafore che bussano alla porta più volte del necessario.

Detto ciò, il film funziona benissimo come esperienza sensoriale pura. Vanicek ha dichiarato di voler creare un’esperienza viscerale capace di lasciare il pubblico fisicamente provato all’uscita dalla sala, e su questo fronte l’obiettivo è centrato: azione mozzafiato, ironia dosata col contagocce, e una scelta di campo precisa, quella di rinunciare quasi del tutto ai jump scare classici per puntare tutto sull’effetto splatter più diretto.

Cosa dice il web?

Le opinioni online sono, come da tradizione per ogni nuovo Evil Dead, piuttosto divise. C’è chi apprezza la capacità del film di restare fedele alla mitologia della saga pur portando una sensibilità autoriale personale, sottolineando come il risultato finale sia ricco di orrore, sangue e ironia sottile, anche se un po’ lungo nello svolgimento. Altri, più critici, fanno notare come gli elementi horror finiscano per sembrare quasi una distrazione rispetto al vero cuore drammatico del film, quello sul lutto e sui legami familiari, che secondo alcuni meritava uno sviluppo più coraggioso.

Non manca chi si chiede, provocatoriamente, se la saga possa davvero sopravvivere senza il tocco diretto di Raimi dietro la macchina da presa, presente qui solo come produttore. Al box office italiano, comunque, il film ha debuttato bene, piazzandosi al secondo posto in classifica nella sua prima settimana di programmazione: segno che il pubblico, tra critiche e passione per il franchise, in sala ci va comunque volentieri.

Tutti i capitoli della saga (per chi ha perso il conto)

Per chi si fosse un po’ perso tra remake, reboot e sequel, ecco una mappa veloce per orientarsi nella “famiglia” cinematografica di Evil Dead:

  • La Casa (1981) – Il capostipite, diretto da Sam Raimi, quello che ha lanciato tutto: cabina isolata nel bosco, Necronomicon, Ash Williams e Bruce Campbell diventato icona horror per sempre.
  • La Casa 2 (1987) – Ancora Raimi, ancora Ash, con un mix esplosivo di horror e comedy slapstick che ha fatto scuola.
  • L’Armata delle Tenebre (1992) – Il capitolo più action e fantasy della trilogia originale, con Ash catapultato nel medioevo, motosega al posto della mano.
  • La Casa (2013) – Il remake diretto da Fede Alvarez, più cupo e violento, pensato per introdurre il franchise a una nuova generazione di spettatori.
  • La Casa – Il Risveglio del Male (2023) – Reboot diretto da Lee Cronin, ambientato in un condominio urbano invece della classica baita, con la maternità come nuovo terreno dell’orrore.
  • La Casa – Il Rogo del Male (2026) – Il capitolo di cui stiamo parlando oggi, diretto da Sébastien Vanicek, che sposta il focus sul lutto e sui legami familiari oltre la morte.

Il filo conduttore, che si tratti della baita del 1981 o della villa isolata del 2026, resta sempre lo stesso: una famiglia (allargata, disfunzionale o acquisita che sia) chiusa in un luogo da cui non si scappa facilmente, con il Necronomicon pronto a fare capolino al momento meno opportuno.

Vale la pena vederlo?

Se siete fan sfegatati della saga, la risposta è probabilmente sì: La Casa – Il Rogo del Male riconferma gli ingredienti che amate, dalla motosega agli inseguimenti forsennati, passando per il gore più splatter e qualche strizzata d’occhio ai capitoli precedenti che i veterani sapranno riconoscere e apprezzare. Se invece cercate un horror capace di sorprendervi con qualcosa di totalmente nuovo, forse resterete con la sensazione di aver già visto questo film, solo con facce diverse.

In ogni caso, una cosa è certa: finché ci sarà una casa isolata, un libro maledetto e una famiglia con qualche conto in sospeso, Evil Dead troverà sempre un motivo per tornare a bussare alla porta. E noi, diciamolo, saremo sempre lì pronti ad aprirgli.


Domande per te:

Lo guarderai al cinema o aspetterai lo streaming?

Sei più da “fedeli alla tradizione” o da “reboot coraggiosi”?

Qual è, per te, il miglior capitolo della saga finora?

Faccelo sapere nei commenti qui sotto.

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Cosa ci è piaciuto?

Sequenza d’apertura fulminante e alcuni momenti di puro horror fisico

Fedeltà quasi religiosa alla mitologia Raimi, tra Necronomicon e citazioni per i fan

Gore esplicito senza risparmiarsi, per chi ama lo splatter old style

Buon debutto al box office, segno di un franchise ancora vivo

Cosa non ci è piaciuto?

Poca originalità rispetto al resto della saga e al precedente film del regista

Simbolismo familiare sottolineato con troppa insistenza

Ritmo che rischia la ripetitività nella parte centrale

Assenza di Raimi alla regia, sentita da molti fan storici

VOTO 7

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