Minions & Monsters è nei cinema: trama senza spoiler, recensione sincera e cosa dice il web sull’ultimo capitolo della saga gialla.

Minions & Monsters: stavolta si mettono a fare gli horror

Ma sta mania dei Minion passerà mai? Spoiler: no.

Però, dì la verità: quando hai sentito per l’ennesima volta la parola “Minions” associata a un nuovo film, probabilmente hai fatto una faccia mezza tra il rassegnato e il curioso.

È normale, è la settima uscita del franchise di Cattivissimo Me e la sensazione di “ok, ancora loro” ci sta tutta. Eppure Minions & Monsters, arrivato nelle sale il 1° luglio 2026 per Universal Pictures, riesce a fare qualcosa di inaspettato: prendere la formula ormai collaudatissima dei minion caotici e mescolarla con un amore sincero per la storia del cinema, mostri compresi.

Diretto ancora una volta da Pierre Coffin (che presta anche la voce a tutti i minion, come da tradizione) e scritto insieme a Brian Lynch, il film è il terzo capitolo della trilogia prequel dedicata ai minion e si colloca temporalmente prima degli eventi di Minions (2015). Curiosità: è il primo film della saga in cui Gru non ha nemmeno una battuta, comparendo solo per pochi secondi nei titoli di coda. Un vero terremoto per gli affezionati della serie.

Il cast vocale è una sorpresa piacevole: Trey Parker, Allison Janney, Christoph Waltz, Jesse Eisenberg, Jeff Bridges, Zoey Deutch, Bobby Moynihan e Phil LaMarr danno voce ai personaggi umani (e non solo) che affiancano la nuova tribù di minion protagonisti.

Minion, Hollywood e un pizzico di magia nera

Ambientato negli anni ’20 nella Hollywood delle origini, il film segue una tribù di minion diversa da quella che conosciamo, sempre alla disperata ricerca di un nuovo padrone malvagio da servire. Per una serie di equivoci (e di disastri, ovviamente), i minion finiscono per intrufolarsi su un set cinematografico e diventano, quasi per sbaglio, delle vere e proprie star del muto. Vivono il sogno hollywoodiano: feste sfarzose, ville enormi, fan che li imitano indossando salopette e occhialoni.

La festa però dura poco. Con l’arrivo del sonoro, i minion si scontrano con un problema non da poco: parlano solo “minionese”, e seguire un copione diventa impossibile.

Cacciati dagli studios e senza più uno scopo, due nuovi personaggi, James ed Henry, decidono di non arrendersi e si mettono in testa un’idea folle: girare un loro film, un film sui mostri.

Con l’aiuto di un libro di incantesimi recuperato da un vecchio capo (uno stregone niente male) e di un terzo amico, Ed, iniziano a evocare creature per il loro progetto cinematografico.

Fin qui, nessuno spoiler pesante: sappiamo solo che l’idea di “evocare mostri per finta” prende una piega che definire imprevedibile è un eufemismo. Il resto, chi sono davvero i mostri che spuntano fuori, come va a finire la “premiere” del film nel film, ve lo lasciamo scoprire in sala.

Funziona di più come lettera d’amore al cinema che come commedia sui Minion

E qui arriva la parte interessante. Chi si aspetta il solito minestrone di gag slapstick e battute a raffica lo trova comunque, per carità: i minion restano minion, caotici, imprevedibili e teneramente stupidi. Ma la vera sorpresa di Minions & Monsters è quanto il film sia, nel profondo, un omaggio alla storia del cinema muto e alle sue leggende. Ci sono richiami a Méliès, ai fratelli Lumière, a Chaplin, a Buster Keaton, e persino un remake in chiave minion di una scena celebre di Quarto Potere. Se siete appassionati di cinema classico, troverete un livello di lettura in più che i più piccoli semplicemente non coglieranno, ma che rende il film godibile anche per gli adulti trascinati in sala controvoglia.

Il ritmo è quello tipico della saga: frenetico, quasi ansiogeno nella sua voglia di stipare gag ogni trenta secondi. L’animazione, come sempre targata Illumination, è curatissima e piena di dettagli, le ricostruzioni della Hollywood anni ’20 sono un piccolo capolavoro visivo. La colonna sonora firmata John Powell, alla sua prima collaborazione sui Minions dopo l’addio di Heitor Pereira, dà al film un respiro più “epico” del solito, forse fin troppo per alcuni.

Il punto debole, se vogliamo trovarne uno, è nella seconda metà: quando la storia si sposta tutta sull’azione monster-movie, il film perde un po’ della freschezza e dell’ironia della prima parte, scivolando in territori più prevedibili da blockbuster action. Ma nel complesso resta uno dei capitoli meglio scritti della saga, capace di intrattenere sia i bambini che gli accompagnatori adulti, cosa non scontata, va detto.

Cosa dice il web: pareri contrastanti ma tendenzialmente positivi

Sui portali di recensioni il film raccoglie consensi decisamente più alti della media della saga. Su Rotten Tomatoes viene descritto come uno dei capitoli più godibili del franchise, capace di bilanciare tenerezza e caos in modo efficace. Diversi critici sottolineano proprio l’aspetto nostalgico legato alla storia del cinema, paragonando la struttura narrativa a quella di grandi classici sull’evoluzione di Hollywood dal muto al sonoro.

Tra il pubblico i pareri sono più divisi. C’è chi lo definisce uno dei migliori film della saga, elogiando la storia, i personaggi nuovi e l’atmosfera generale.

E c’è chi invece storce il naso, trovando alcuni dei nuovi personaggi, su tutti il mostriciattolo simil-Cthulhu che accompagna i protagonisti, più fastidiosi che simpatici. Al botteghino, comunque, i numeri parlano chiaro: il film ha debuttato al primo posto negli Stati Uniti, superando i 160 milioni di dollari di incasso globale nella sua prima settimana, anche se secondo alcuni analisti l’apertura è stata “sottotono” rispetto alle aspettative sul franchise.

Perché i minion piacciono così tanto (ma alla lunga un po’ stancano)

Proviamo a essere onesti: il fenomeno minion è uno dei più curiosi della storia recente del cinema d’animazione. Piccole creature gialle, senza una vera personalità individuale definita, che parlano una lingua inventata e passano il tempo a combinare disastri per un padrone malvagio. Eppure funzionano, e funzionano da più di un decennio.

Il motivo è semplice: i minion sono pura comicità fisica, quella universale, capace di far ridere un bambino di quattro anni e (a volte) anche il nonno che lo accompagna al cinema. Non servono sottotitoli per capire una gag slapstick, non serve conoscere l’inglese per ridere a una torta in faccia o a un minion che si incastra in un ingranaggio. È comicità “a prova di lingua”, pensata per il mercato globale, ed è anche merito di questo se il franchise è diventato uno dei più redditizi della storia del cinema d’animazione.

Il rovescio della medaglia, però, esiste. Sette film in poco più di dieci anni sono tanti, e la formula, per quanto rodata, inizia a tirare la corda. La comicità dei minion funziona a piccole dosi: un film intero, per quanto ben confezionato come questo, rischia di diventare ripetitivo se visto a stretto giro con i capitoli precedenti. Non a caso, anche tra le recensioni più entusiaste, non manca chi fa notare che alcuni personaggi secondari (mostri compresi) risultano più irritanti che divertenti dopo un po’.

In definitiva, Minions & Monsters è probabilmente il capitolo più “adulto” e curato della saga, capace di regalare qualche sorpresa vera a chi si aspettava solo la solita minestra riscaldata. Ma resta comunque un film pensato per un pubblico di famiglie, in piccole dosi, senza abusarne. Se siete fan della saga, vale sicuramente il biglietto. Se invece i minion vi hanno già un po’ stufato, questo film potrebbe essere quello giusto per farvi cambiare idea, almeno per un paio d’ore.


Domande per te:

Sei già stufo dei minion, o riesci ancora a farti conquistare da una buona gag di slapstick?

Ti piace il cinema classico? Se sì, potresti apprezzare i tanti rimandi nascosti alla storia di Hollywood.

Porti con te dei bambini piccoli, o vai a vederlo da solo/a per pura nostalgia?

Preferisci un film breve e leggero o non ti dispiace se la seconda parte rallenta un po’ il ritmo?

Faccelo sapere nei commenti qui sotto.

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Cosa ci è piaciuto?

Un omaggio sincero e ben fatto alla storia del cinema muto, con chicche per gli appassionati.

Animazione curatissima, soprattutto nella ricostruzione della Hollywood anni ’20.

Nuovi personaggi (James ed Henry su tutti) scritti con più cura del solito.

Colonna sonora di John Powell che dà un respiro più epico al franchise.

Cosa non ci è piaciuto?

La seconda metà scivola su binari più prevedibili da action movie.

Alcuni personaggi secondari, mostri compresi, dividono il pubblico e risultano irritanti per qualcuno.

La formula minion, per quanto godibile, inizia a mostrare segni di stanchezza dopo sette film.

Se non siete già fan della saga, difficilmente questo capitolo vi convertirà da zero.

VOTO 7

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