Obsession 2025 di Curry Barker è il film horror dell’anno: trama, cast, recensione e la domanda che tutti si fanno chi è il vero mostro? Scoprilo qui.

No es amor…es una Obsession 2025

Dai che non se la ricorda? “No, no es amor, lo que tú sientes, se llama obsesión …” la mitica canzone degli Aventura, che ci si attaccava addosso ovunque manco fosse una zanzara.

E sulla scia di quella canzone arriva il film Obsession, solo che al posto di una hit synthpop degli anni ’80, qui ci trovi dentro sangue, malefici e una delle domande morali più scomode che il cinema horror abbia tirato fuori negli ultimi anni.

Preparati, perché questo non è il solito jumpscare-and-go.

Obsession 2025: il desiderio di Bear si avvera

Bear è un ragazzo timido che lavora in un negozio di musica. Della serie: ama le canzoni d’amore ma non sa dichiararsi alla persona che ama da una vita. Quella persona è Nikki, sua collega e amica d’infanzia, solare, spigliata, tutto quello che lui non riesce a essere nei suoi confronti.

Una sera, dopo l’ennesima occasione mancata, Bear entra in un negozio di antiquariato esoterico e trova un oggetto curioso: il One Wish Willow, un rametto che esaudisce un desiderio se lo rompi. Senza pensarci troppo, lo spezza e formula il suo: vuole che Nikki lo ami più di chiunque altro al mondo.

Il giorno dopo, Nikki sembra cambiata…è cambiata, si è davvero innamorata di lui?

Peggio, ne è ossessionata…

La recensione: piccolo budget, grande cinema

Obsession è uno di quei film che ti mandano fuori di testa nel migliore dei modi. Perché non ti aspettavi di trovarti davanti qualcosa di così solido, così pensato, così disturbante in modo intelligente.

Barker gestisce con grande acume gli ingredienti primari del genere: il buio, le grida, la paura, l’ignoto. Riduce al minimo effetti speciali e CGI, puntando sugli ambienti, sulle performance attoriali e su una colonna sonora esasperata, mai fine a sé stessa.

I jumpscare ci sono, ma vengono usati per intortarti per farti abbassare la guardia nel momento sbagliato. La vera paura non viene da quello che vedi, viene da quello che capisci.

Il film gira in formato 4:3, quello schermo quasi quadrato che stringe e comprime. Non è una scelta estetica fine a sé stessa: è claustrofobia visiva. Sei intrappolato insieme ai personaggi, non puoi allargare lo sguardo, non puoi respirare. Perfetto.

La prima parte può sembrare lenta, e forse lo è un po’, ma è lì che vengono seminati tutti i dettagli che esplodono nella seconda metà. Horror psicologico con una prima parte non particolarmente coinvolgente in cui però viene seminato ciò che verrà raccolto nella seconda, molto più ritmata.

Il film è stato accolto molto positivamente dalla critica: su Rotten Tomatoes ha un punteggio del 94% con un voto di 8,1 su 10 basato su 269 recensioni professionali. Su Metacritic ha un punteggio di 77 su 100. In Italia ha incassato oltre 4 milioni di euro. Negli USA ha fatto il botto: ha incassato 195 milioni di dollari in Nord America e quasi 99 milioni nel resto del mondo, per un totale di oltre 294 milioni di dollari. Con un budget da meno di un milione.

Chi è il vero mostro?

Qui casca l’asino. E qui Obsession smette di essere “solo” un horror e diventa un film che fa discutere.

Bear non è cattivo. Non è un manipolatore consapevole, non ha un piano. È un ragazzo insicuro che ha fatto una cosa stupida, ha espresso un desiderio su un oggetto magico senza pensare alle conseguenze. Classico. Simpatico quasi.

Ma il desiderio che ha espresso è preciso: vuole che Nikki lo ami contro la propria volontà. Vuole il sentimento senza il consenso. E quando il maleficio si attiva e Nikki si trasforma in qualcosa di sempre più pericoloso e sconvolto, Bear, almeno per un po’, ci sta.

Nikki è una vittima totale: il suo corpo e la sua mente vengono posseduti da un amore che non è suo, da una devozione assoluta e violenta che lei non ha scelto. Ci sono momenti in cui torna lucida, in cui capisce cosa le sta succedendo, come se la Nikki ossessionata non fosse mai stata lei ma un’altra entità che si era impossessata del suo corpo. Sono i momenti più strazianti del film.

Allora: chi è il mostro?

Barker ha spiegato di aver voluto raccontare il momento in cui qualcosa che chiamiamo amore smette di esserlo. Il film lavora su questo confine: Nikki ama davvero Bear oppure è semplicemente costretta a desiderarlo? E Bear, a sua volta, è davvero innamorato di Nikki oppure è innamorato dell’idea di essere finalmente scelto da qualcuno?

Non si tratta dell’ennesimo romance deviato post MeToo, ma di un horror lucido sul desiderio nell’era del prompt. Il web è diviso.

C’è chi vede Bear come un ragazzo ingenuo che ha sbagliato. Chi dice che il film racconta esattamente il meccanismo del “bravo ragazzo” che manipola senza cattive intenzioni, e che questo lo rende ancora più pericoloso. Una lettura molto condivisa parla di “consenso e del suo riconoscimento, tra amore, romanticismo e idealizzazione, la manipolazione maschile del comune bravo ragazzo senza cattive intenzioni.”

Cosa dice il web?

Le reazioni online sono state un mix di entusiasmo e dibattito acceso, il cocktail perfetto per un film di questo tipo.

La performance di Inde Navarrette è considerata una delle più memorabili degli ultimi anni nel genere horror. Su Letterboxd fioccano i 4 stelle e mezzo, su Reddit è già considerato un instant classic del nuovo horror psicologico. Molti la inseriscono nella stessa categoria di nuove stelle dell’horror come Mia Goth, Sosie Bacon e Sophie Thatcher.

La rappresentazione del rapporto tossico è considerata centratissima, ed è ritenuto originale che sia stata scelta una donna per il ruolo opprimente e violento. Chi ha qualcosa da ridire segnala che Johnston è a tratti meno espressivo della Navarrette, e che alcune scelte di sceneggiatura nella prima metà risultano un po’ scolastiche. Ma sono voci minoritarie.

Curiosità sul film

L’ispirazione per il film è arrivata a Barker da un episodio dei Simpson in cui la famigliola entra a contatto con una zampa di scimmia. E non venire a dirmi che non ci hai pensato perché non è vero (o non sei un fan dei Simpson).

Nel 2023 Curry Barker aveva scritto e diretto il cortometraggio horror The Chair, pubblicato su YouTube, attirando l’attenzione del produttore James Harris. La proposta era di adattare The Chair in un lungometraggio, ma Barker propose invece la trama di Obsession. La sceneggiatura fu completata in otto mesi.

Il film è stato presentato il 5 settembre 2025 al 50º Toronto International Film Festival nella sezione Midnight Madness, quella riservata agli horror più coraggiosi, scatenando una guerra di offerte tra distributori. Focus Features l’ha spuntata, e la scommessa ha pagato in modo clamoroso.

Film simili da vedere

Se Obsession ti ha traumatizzato nel modo giusto, ecco cosa mettere in coda:

The Monkey’s Paw (2013) — il “desiderio che si ritorce contro” in versione horror puro. Ispirazione dichiarata di Barker.

Pearl (2022) di Ti West — un’altra protagonista femminile che esplode in modo memorabile. Mia Goth al massimo della forma.

Fresh (2022) — horror sul consenso e le relazioni tossiche, con un umorismo nero tagliente.

Titane (2021) di Julia Ducournau — body horror e ossessione ai livelli estremi. Non per tutti, ma se reggi è cinema vero.

May (2002) di Lucky McKee — la storia di una ragazza solitaria e ossessiva che non riesci a smettere di guardare anche quando dovresti.


Domande per te:

L’amore può esistere senza libertà, o smette di essere amore nel momento in cui viene imposto?

Se un desiderio cambia la realtà, ma distrugge il consenso, chi è davvero responsabile?

Bear è un innamorato ingenuo o il motore inconsapevole di una manipolazione?

E Nikki… è ancora Nikki, oppure qualcosa che l’ha riscritta da zero?

Faccelo sapere nei commenti qui sotto.

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Cosa ci è piaciuto?

Horror psicologico intelligente: non punta solo sugli spaventi, ma sul disagio emotivo e morale.

Uso creativo del formato 4:3: claustrofobia visiva efficace e coerente con il tema della prigionia emotiva.

Performance di Inde Navarrette: intensa, disturbante, tra le migliori del nuovo horror recente.

Tema del consenso trattato in modo ambiguo e stimolante: lascia lo spettatore senza risposte comode.

Cosa non ci è piaciuto?

Prima parte lenta e a tratti dilatata: la tensione impiega tempo a decollare.

Protagonista maschile poco incisivo in alcune sequenze: interpretazione non sempre all’altezza del materiale.

Alcuni passaggi narrativi risultano prevedibili: soprattutto nella costruzione iniziale del “patto magico”.

Non per tutti i ritmi: chi cerca horror puro e continuo potrebbe restare spiazzato.

VOTO 9

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