L’Odissea torna al cinema sotto la regia di Christopher Nolan

La pietra miliare della letteratura mondiale di tutti i tempi, l’opera che di generazioni in generazioni è stata trasmessa oralmente, è riapprodata al cinema. Questa volta sotto la regia di uno dei grandi maestri della settima arte, Christopher Nolan. A tre anni di distanza da Oppenheimer, il regista anglo-americano è tornato sul grande schermo con un’opera in cui ha inserito tutti i tratti distintivi del suo stile. La tredicesima pellicola di Nolan si ispira al poema attribuito ad Omero e porta in scena i sentimenti, il tormento e le paure di personaggi che in tanti abbiamo studiato sui libri e sui testi scolastici di epica. L’opera nolaniana, tuttavia, parte da quel grande classico della letteratura mondiale, per narrare sensazioni ed emozioni che parlano agli uomini del nostro tempo.

L’Odissea di Nolan è pertinente solo in parte al materiale originale, e nelle sue licenze cinematografiche risulta coerente con la cifra stilistica del regista. Una rilettura in chiave moderna delle grandi gesta narrate da Omero. E proprio dal racconto delle imprese eroiche e delle vittorie militari nasce il senso principale dell’intera opera cinematografica. La narrazione si articola in diversi archi temporali: le vicende prima della partenza per Troia, il racconto degli eventi della guerra di Troia, il viaggio di Ulisse per tornare a Itaca e l’attesa di Penelope e Telemaco. In ognuno di questi livelli temporali, il protagonista vive il rapporto con le gesta in modo differente. Dopo il grande inganno del cavallo di Troia, il re di Itaca è assalito dai sensi di colpa, e su questo senso di colpa che si basa l’intero impianto narrativo.

L’ospitalità e lo sgretolamento della legge di Zeus al centro della narrazione

Nell’Odissea di Nolan si tende a rimarcare molto il tema dell’ospitalità. Per tutta la durata del film, i personaggi tendono a soffermarsi sul concetto di accoglienza degli ospiti, seppur sconosciuti, che si presentano dinanzi alla propria porta. Un senso di accoglienza legato più che altro al timore degli dei, perché potrebbe trattarsi di divinità sotto mentite spoglie. Il tema dell’ospitalità, tuttavia, viene affrontato sotto un’ottica diversa, ponendo l’attenzione sulla negazione della legge di Zeus.

La violazione della legge di Zeus si manifesta con la brutalità di Polifemo, che si ciba dei suoi ospiti, invece di sfamarli. I Proci, invece, ribaltando in senso negativo l’idea di ospitalità, restando oltre il tempo concesso presso la corte di Itaca e minacciando Penelope e Telemaco. La stessa Calipso, trattenendo Ulisse con l’inganno, rompe la volontà di Zues, impedendo il ritorno a casa del re di Itaca. Ma lo sgretolamento del senso di ospitalità è messo in atto dall’eroe greco dal multiforme ingegno. La violazione primigenia di questa legge viene innescata dall’inganno del cavallo. Un dono,  accettato dai troiani in segno di resa, ma che diventa il più grande mezzo di distruzione della città e della loro civiltà. Un segno di pace fra i popoli che viene adoperato come strumento per vincere una guerra con l’inganno. Dal celeberrimo cavallo di Trioia, dal più grande inganno della storia, nasce quel senso di umano tormento che si innescherà in Ulisse e lo accompagnerà per tutto il lungo viaggio verso Itaca.

La narrazione del senso di colpa e il percorso interiore di Ulisse

Nolan ha rivisitato dopo millenni un’opera che è ancora in grado di parlare ai popoli. Si è servito del materiale letterario, realizzando un kolossal avvincente e che si distingue per la narrazione di temi interessanti. Il tratto distintivo dell’Odissea di Nolan è la centralità attribuita al senso di colpa. Un tema ricorrente nelle opere nolaniane, che risulta preponderante anche in Oppenheimer. Nelle pellicola precedente era la bomba atomica, il mezzo di distruzione di massa, il geniale strumento per vincere una guerra con l’inganno. Con quell’inganno, però, sono morte tante persone, e il protagonista, nonostante il trionfo della vittoria non riesce a percepire i sentimenti di gioia.

Ulisse come Oppenheimer sono uomini di una grande intelligenza, che li porta a ideare un qualcosa di unico, che tuttavia causa dolore e distruzione. Il loro stesso intelletto, però, li porta ad acquisire consapevolezza delle loro azioni nefaste, e da lì nasce il loro tormento. Il senso di colpa, la negazione del concetto di vittoria e un percorso di cambiamento interiore sono gli elementi portanti del tredicesimo film di Nolan. L’eroe di Itaca è presentato allo spettatore come un uomo grigio, corrugato dagli errori del passato, che più che tornare a casa vorrebbe tornare indietro. E per questo perde la rotta, in un lungo viaggio che esplora in primis gli abissi della sua anima. In ogni tappa, in ogni creatura magica o mostruosa che incontra perde un pezzo di quella sua vita vittoriosa che aveva condotto fino alla distruzione di Troia.

Quello dell’Ulisse nolaniano è stato in primis un percorso per ritrovarsi, perché gli ostacoli più grandi a volte non vengono dal mondo esterno, ma da dentro di noi.

Il fine ultimo della letteratura classica, la sua immensa ed eterna magia, sta nella capacità di parlare alla società anche a distanza di millenni. Questo kolossal, grazie ad cast d’eccezione,  agli effetti scenici, ad una colonna sonora notevole, riesce ad attraversare lo schermo ed entrare nel cuore, nell’anima e nella mente dello spettatore.

Voi avete visto L’Odissea di Nolan?

Vi è piaciuta?

Cosa ne pensate di quest’opera cinematografica?

Condividi questo articolo con i tuoi amici sui social!

Vuoi restare sempre aggiornato?
Ci trovi anche sui social!

Entra nel nostro server e rimani sempre aggiornato sulle ultime novità!

L'autore