
Il fumetto di Izumi Matsumoto continua ad essere un gioiello, un’infinita adolescenza che colpisce anche da adulti.
Orange Road
Orange Road, opera di Izumi Matsumoto, anche a decenni di distanza dalla sua uscita (è stata pubblicata in Giappone dal 1984 al 1987) continua ad avere una straordinaria attualità. Non soltanto per gli adolescenti, e chi sta entrando nella fase adulta della vita, ma anche in chi ha già trascorso questa fase. Chi non conosce l’opera, o ricorda solo l’anime e la sua famosa sigla, noto in Italia con il titolo di “E’ quasi magia Johnny”, sottovaluta probabilmente le spessore di questo racconto, vittima nell’edizione italiana di numerose censure, che va invece ben oltre il classico manga adolescenziale.

Il racconto dell’adolescenza
Non fatevi trarre in inganno dalla “magia” presente nel titolo italiano: in Orange Road i poteri magici del protagonista Kyōsuke Kasuga (“Johnny”) sono solo un divertente tocco di bizzaria e originalità, non il tema centrale della storia che si concentra invece su binari completamente diversi. Se vi aspettate uno shonen pieno di superpoteri e combattimenti resterete delusi (o forse piacevolmente sorpresi). E’ infatti, prima di tutto, un racconto di crescita in cui tutti possono immedesimarsi. Tra timidezza, insicurezze, indecisione, il sentirsi fuori posto e impacciati nelle prime esperienze tipiche di quella età tutti siamo, o siamo stati, Kasuga. Un racconto semplicissimo, Kasuga conteso tra la misteriosa e affascinante Madoka di cui è stato innamorato e l’amica Hikaru, invaghitasi di lui (un triangolo che ha fatto scuola e ha gettato le basi, praticamente, per tutti quelli a seguire), diventa il pretesto per riassaporare quell’adolescenza che, in fondo, non finisce mai.
Malinconia e il dolce ricordo
Proprio questa è forse la migliore descrizione per il manga: un’adolescenza eterna. Romantica, nostalgica, spensierata ma dolceamara al tempo stesso per chi l’ha vissuta. Intensa, caotica, complicata per chi ancora la sta vivendo. Il tutto condito dalla meravigliosa atmosfera del Giappone anni ‘80, lenta e malinconica nella sua semplicità, tra binari dei treni, fiori di ciliegio, campagna e città che si intersecano e quel inconfondibile colpo allo stomaco che solo un dolce ricordo passato può regalare.
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