
Dalle sitcom anni ’50 a Succession e The Bear: come le famiglie disfunzionali sono diventate il genere più amato di TV e cinema, e perché funzionano così bene.
Perché le famiglie disfunzionali sono diventate il vero genere dominante di TV?
Hai notato anche tu che ormai quasi ogni serie o film di successo racconta una famiglia che non riesce a stare insieme senza litigare, tradirsi o traumatizzarsi a vicenda? Non è un caso, e nemmeno una moda passeggera. Le famiglie disfunzionali sono diventate, di fatto, il genere narrativo dominante del nostro tempo. Vediamo perché, come ci siamo arrivati, e cosa dice di noi.
Dal Mulino Bianco al disastro totale: l’evoluzione storica
Negli anni ’50 e ’60, la TV americana viveva nell’epoca d’oro delle famiglie perfette: i Cleaver, i Brady Bunch. Padre saggio, madre devota, figli al massimo un po’ birichini. Un mondo idilliaco che, diciamocelo, nessuno riconosceva davvero come proprio.
Poi, verso i primi anni 2000, qualcosa cambia. Arrivano Arrested Development e Modern Family, e con loro un nuovo tipo di famiglia: ancora affettuosa, ma decisamente più imperfetta. Padri impacciati, madri sull’orlo di una crisi di nervi, genitori comicamente negligenti come i Bluth. Lo spettatore comincia finalmente a rivedersi sullo schermo.
Oggi siamo arrivati al terzo stadio: la prestige TV ha trasformato la disfunzione familiare da fonte di comicità a motore di vero e proprio dramma esistenziale. Pensa ai Roy di Succession, dove il potere corrompe ogni legame affettivo, o a Carmy Berzatto in The Bear, che eredita un ristorante e insieme tutto il caos emotivo lasciato dalla sua famiglia. Non si ride più: si soffre insieme ai personaggi.

Il trope diventato genere a sé
C’è un motivo se parliamo ormai di “famiglia disfunzionale” come di un genere vero e proprio, e non solo come tema ricorrente. La formula ha talmente tanti sottogeneri e varianti, commedia nera, dramedy, thriller, whodunit come Knives Out, indie strazianti come A Real Pain, arthouse più cupo come Dogtooth, da essere ormai riconoscibile a colpo d’occhio, con le sue regole non scritte: personaggi che litigano ma raramente si odiano davvero, momenti di “in fondo si vogliono bene”, e un nemico esterno che, quando arriva, li fa ricompattare.
Perché funziona (e continua a funzionare)
La ragione è semplice e un po’ brutale: non esistono storie interessanti nel villaggio delle persone felici. Il conflitto è il carburante di ogni narrazione, e la famiglia è il laboratorio perfetto per generarlo, perché costringe personaggi diversissimi a restare nella stessa stanza, che lo vogliano o no. Un gruppo di amici puoi scegliertelo. Una famiglia no.
C’è poi un fattore più intimo: guardare famiglie più incasinate della nostra è catartico. Ci fa sentire meno soli, o quantomeno meno strani. Come diceva Tolstoj, ogni famiglia infelice lo è a modo suo, ed è proprio quella varietà infinita di modi a tenerci incollati allo schermo, episodio dopo episodio, stagione dopo stagione.
Cosa dice di noi ciò che guardiamo?
Questo spostamento narrativo non è solo una questione di gusti, ma riflette un cambiamento reale nella società. Il mito della famiglia nucleare perfetta si è sgretolato insieme ai tassi di divorzio in crescita, ai nuovi assetti familiari, alla maggiore rappresentazione di famiglie queer, miste, allargate. La TV di oggi mostra molta più varietà (etnica, economica, di struttura) proprio perché il pubblico stesso è cambiato, e vuole vedersi rappresentato in tutta la sua complessità, non nell’ideale patinato degli anni ’50.
C’è anche un discorso di classe: da Arrested Development a Succession, molte delle famiglie disfunzionali più iconiche sono ricche. Il denaro, invece di risolvere i problemi, li amplifica. È come se la narrazione contemporanea ci dicesse: nessuna quantità di privilegio ti salva dal tuo bagaglio emotivo.
E infine c’è la questione generazionale: le storie di genitori assenti, autoritari o semplicemente inadeguati (pensa a John Winchester in Supernatural) parlano direttamente a un pubblico che sta facendo i conti, sempre più apertamente, con il concetto di trauma intergenerazionale. Non è un caso se termini come “genitori tossici” o “family scapegoat” sono entrati nel linguaggio comune proprio insieme al boom di queste narrazioni.
Domande per te:
Qual è la famiglia disfunzionale sullo schermo in cui ti sei riconosciuto di più, e perché?
Pensi che guardare queste storie ti aiuti davvero a elaborare le dinamiche della tua famiglia, o sia solo intrattenimento?
Preferisci il registro comico (Arrested Development) o quello drammatico (Succession) per raccontare la disfunzione familiare?
Secondo te la TV di oggi rappresenta la varietà reale delle famiglie contemporanee, o esagera ancora verso il dramma a tutti i costi?
Scrivicelo nei commenti.
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