Sandokan 2025 con Can Yaman divide il pubblico: un reboot ambizioso con azione, politica e romanticismo. Rivoluzione moderna o tradizionale?

Il ritorno della Tigre della Malesia

Questa è stata forse una delle serie più chiacchierate del momento. Sì, lo so Can Yaman e soprattutto Ed Westwick…come ci è finito Chuck Bass in Sandokan 2025?

Una cosa alla volta.


Primo: un sacco di gente era affezionata al primo Sandokan che ha segnato un’intera generazione con il volto di Kabir Bedi, quindi avranno anche storto il naso (non tutti eh).

Secondo…beh il cast. A interpretare il protagonista c’è Can Yaman, una scelta che ha generato entusiasmo e dibattiti prima ancora della messa in onda. Per la serie: non l’avranno trasformata nell’ennesima telenovela turca?

Una cosa l’abbiamo capita: questa nuova versione non punta a ricalcare lo sceneggiato storico, ma a riscrivere la figura di Sandokan per il pubblico contemporaneo. Si traduce con più action, più introspezione, un’estetica spettacolare e una dose rilevante di romance.

Il progetto è chiaramente ambizioso: riportare la Tigre della Malesia nell’immaginario collettivo e, possibilmente, farne un franchise globale.

Ma com’è davvero questa nuova serie? E soprattutto: funziona?

La trama (senza spoiler ovviamente)

La serie prende il classico mito della Tigre della Malesia e lo smonta un po’, tipo come farebbe Game of Thrones con un eroe classico. Invece di partire già col pirata leggendario, ci mostra Sandokan mentre sta diventando leggenda. Tipo origin story pura: Sandokan è un ragazzo segnato dal passato, ha traumi e un destino gigantesco che lo schiaccia un po’, ma lo guardi e pensi subito: sì, questo diventerà il re dei pirati.

La serie è un mix di politica, intrighi e azione. Ci sono complotti coloniali dappertutto, tradimenti, giochi di potere tipo House of Cards, solo che al posto di politici ci sono pirati e governatori inglesi.

E poi c’è l’amore. Non roba da romanzo rosa banale, eh: parliamo di Sandokan e Lady Marianna, la Perla di Labuan, che si conoscono piano piano, fra tensione, scontri di carattere, mondi che si scontrano… roba che fa tremare la shipper dentro di te.

E Yanez? Yanez è genio puro, sarcastico, ironico, fa da bilanciamento perfetto al nostro protagonista un po’ tormentato. Non è solo comic relief: è stratega, pianifica tutto, un po’ come Tyrion Lannister versione pirata.

E poi c’è il villain, James Brooke, che è cattivo ma con stile. Non è il cattivo piatto, tipo ‘solo odio’. No, lui rappresenta la colonizzazione, la legge e il potere assoluto, quindi ogni scontro con Sandokan è tipo scontro epico tra ideali opposti.

Che effetto ha fatto a me e pareri del web

Parto subito col dire che non è esattamente il mio genere, ma siccome mio marito è appassionato della prima serie l’ha voluta guardare.

Mi ha sorpreso. Pensavo che davvero l’avessero trasformato in una soap pizzosa, fatta di azione, baci e occhiate languide. E invece no.

Non è solo avventura. Sandokan ha conflitti interiori, rabbia, senso di giustizia e una voglia di libertà che ti prende. Lo vedi crescere, cambiare, inciampare, rialzarsi… e pensi: questo è un eroe vero, con strati e sfumature.

È diverso dal Sandokan anni Settanta, più “epico” e monolitico. Qui è umano, incazzato, intelligente e sorprendentemente vulnerabile.

Per non parlare della Malesia del XIX secolo: hanno combinato location reali con set spettacolari e CGI che ti fa sentire dentro la giungla, tra mari che sembrano infiniti e navi che si muovono tra tempeste incredibili. È come se Pirates of the Caribbean incontrasse The Last Kingdom con un tocco di Vikings. Wow.

Il ritmo è super serrato. Non ci sono quei momenti lentissimi da soap d’epoca: ogni episodio ti prende dall’inizio, tra intrighi, battaglie, complotti coloniali e dialoghi che spuntano un po’ come frecce tra i personaggi.

E la storia d’amore tra Sandokan e Marianna? Slow burn incredibile, non la solita love story piatta. Ti fa sospirare, ti fa urlare “ma perché non si guardano?!”, e nello stesso tempo ti fa apprezzare la costruzione dei personaggi: non è amore immediato, è un incontro tra mondi, caratteri e visioni opposte, e si sente.

Il pubblico cosa dice? Molto diviso: alcuni credevano fosse un remake e sono rimasti delusi, ma una buona fetta ha gradito.

Kabir Bedi e Can Yaman: due interpretazioni inconciliabili (e va bene così)

Kabir Bedi è entrato nella storia della televisione proprio grazie a Sandokan: una presenza scenica magnetica, un carisma innato, un modo di incarnare l’eroe che non aveva bisogno di parole superflue. Il suo Sandokan era una figura quasi mitologica, sospesa tra fascino e ferocia, capace di dominare la scena con uno sguardo.

Can Yaman si confronta con un’eredità enorme e decide, giustamente, di non imitarla. Il suo Sandokan è più dinamico, più fisico, più emotivo. A volte impulsivo, a volte introverso, sempre attraversato da un conflitto interno che lo rende più umano. Questa scelta divide chi avrebbe preferito un’aderenza più netta all’iconografia classica e chi invece apprezza il tentativo di rinnovare un personaggio troppo importante per restare congelato.

Alessandro Preziosi e… Chuck Bass

Quando vedo il trailer a momenti il caffè mi va di traverso: cosa ci fa Chuck Bass in Sandokan?

Ed Westwick interpreta Lord James Brooke, antagonista principale nella serie, ovvero il rappresentante del potere coloniale britannico chiamato a contrastare Sandokan. In varie interviste e apparizioni promozionali, l’attore ha spiegato perché questo ruolo lo ha “parlato da subito”.

Per Westwick, Brooke è un personaggio complesso e ambiguo, molto più oscuro di Chuck Bass (ha detto che è pure peggio) e proprio questo elemento di profondità emotiva e morale lo ha attirato.

Menzione di nota per Alessandro Preziosi nel ruolo di Yanez de Gomera, il fedele compagno di avventure che per tutto il tempo custodisce il segreto di Sandokan che lui scoprirà in un modo tremendo. Grande interpretazione, forse molto migliore di quella di Can Yaman.

Dal romanzo allo schermo: Salgari riletto per i binge-watcher

Ok, allora, parliamo di come la nuova serie di Sandokan prende il mondo di Salgari e lo reinterpreta per farlo esplodere sullo schermo. Nei romanzi, Sandokan è praticamente una roccia di eroismo: granitico, determinato, spinto dall’odio verso i colonialisti ma con un senso aristocratico di onore e appartenenza che lo rende epico in modo quasi sacro. Leggi le pagine e ti sembra di sentire il mare, il vento e le battaglie come se fossi lì con lui.

La serie del 2025, invece, fa una cosa figa: prende quell’eroe e lo rende umano, vulnerabile, con dubbi e fragilità che lo fanno sentire reale. Non è più solo la Tigre leggendaria che sfida il mondo, è un uomo che cresce davanti ai tuoi occhi, che inciampa, riflette e a volte soffre. E Marianna? Nei libri è amore immediato, roboante, quasi ideale, ma nella serie diventa un percorso lento, pieno di esitazioni e scelte dolorose che ti fanno tifare per loro come se fossero i protagonisti di un fandom epico.

Anche la politica cambia registro: Salgari la racconta con quel filtro romantico e avventuroso che rende tutto affascinante ma leggero. La serie invece la porta in primo piano, soprattutto nel confronto diretto con il potere coloniale inglese, e ti fa sentire la tensione di ogni mossa, ogni alleanza, ogni tradimento.

Yanez, invece, diventa ancora più stratega e centrale: non solo il compagno di avventure, ma un vero cervello tattico che ti fa pensare “ok, questo è un personaggio da cui puoi imparare qualcosa”. Le ambientazioni poi sono un mix pazzesco tra fedeltà e innovazione: alcune parti sono realistiche da far paura, altre digitali, ma tutte trasmettono quell’esotismo salgariano che ti fa sognare come davanti a un libro o a una mappa del tesoro.

Sandokan 2: il sequel è ufficiale

E questo non doveva mica sorprenderci. Visto il successo vuoi che non ci facciano un franchise?

La seconda stagione di Sandokan è stata ufficialmente confermata dalla produzione e dalla Rai. Jan Maria Michelini e Nicola Abbatangelo hanno dichiarato di voler cominciare i lavori sulla seconda stagione tra primavera ed estate del 2026.

Dal punto di vista narrativo, la seconda stagione è ancora avvolta nel mistero, perché la prima è appena iniziata e molte delle dinamiche (come l’evoluzione del rapporto tra Sandokan e Marianna, e gli sviluppi legati alla lotta contro le potenze coloniali) si stanno ancora dispiegando.

Una notizia che ha fatto immediatamente il giro dei fan riguarda l’ipotesi, ancora non realizzata ma apertamente menzionata dai registi, di un cameo di Kabir Bedi.

Ci credi?


Domande per te:

Quale Sandokan preferisci: quello epico e leggendario di Kabir Bedi o la versione più umana e moderna di Can Yaman?

Sei favorevole alle origin story che riscrivono personaggi classici o preferisci gli adattamenti fedeli?

Una seconda stagione potrebbe rafforzare l’identità della serie o rischia di ripetere schemi già visti?

Faccelo sapere nei commenti qui sotto.

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Cosa ci è piaciuto?

Ritmo moderno e cinematografico

Qualità scenografica e visiva elevata

Buona reinterpretazione dei personaggi

Equilibrio tra avventura, emozioni e politica

Cosa non ci è piaciuto?

Inevitabile confronto con lo sceneggiato del 1976

CGI talvolta invasiva

La caratterizzazione emotiva di Sandokan può non piacere a chi amava la sua versione più “monumentale”

VOTO 8

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