
Stranger Things: Tales From ’85 è lo spin-off animato su Netflix ambientato nel 1985. Trama, recensione, curiosità e tutto quello che devi sapere prima di guardarlo.
Stranger Things: Tales From ’85Stranger Things: Tales From ’85Stranger Things: Tales From ’85. Hawkins non muore mai: benvenuti nel 1985 (di nuovo)
Okay, ammettiamolo: quando Stranger Things 5 si è conclusa e i titoli di coda sono scorsi per l’ultima volta, c’è stato quel momento di vuoto cosmico che solo chi è cresciuto con Eleven, Mike, Dustin e compagnia sa riconoscere. Quella sensazione di “e adesso?”. Beh, Netflix ha avuto la risposta pronta, e si chiama Stranger Things: Tales From ’85, uno spin-off animato che il 23 aprile 2026 ha riaperto i cancelli di Hawkins, stavolta in forma di cartone animato.
Già, animato. La prima reazione di molti fan è stata di scetticismo totale, lo so perché l’ho vissuta anch’io. Ma aspetta prima di chiudere la scheda, perché c’è molto di più da raccontare di quanto sembri.
Cosa racconta Tales From ’85: la trama senza spoiler
La serie è ambientata nell’inverno del 1985, in quel preciso spazio narrativo rimasto fino ad oggi in bianco tra la fine della Stagione 2 e l’inizio della Stagione 3, prima dello Starcourt Mall, prima di Robin, prima che i ragazzi crescessero così tanto da sembrare quasi adulti sullo schermo. Un periodo che, diciamocelo, non aveva mai davvero tenuto nessuno sveglio la notte a chiedersi cosa fosse successo. Eppure, a quanto pare, lì sotto il ghiaccio di Hawkins qualcosa si stava muovendo.
La storia segue i protagonisti che conosciamo e amiamo, Eleven, Mike, Dustin, Lucas, Will e Max, mentre cercano di godersi una normalità duramente conquistata fatta di partite a D&D, battaglie con le palle di neve e pomeriggi tranquilli. Ma Hawkins non è mai davvero tranquilla, e ben presto un nuovo mistero paranormale comincia a terrorizzare la città.
Qualcosa si è risvegliato sotto il ghiaccio. Viene dall’Upside Down? Dai laboratori Hawkins? O da qualcosa di completamente inedito? Il gruppo dovrà rimettersi all’opera per salvare la città, ancora una volta.
C’è anche un personaggio nuovo, Nikki Baxter, descritta come “una smanettona”, che si inserisce nelle dinamiche già rodate del gruppo portando una ventata di freschezza. La stagione conta dieci episodi da circa trenta minuti l’uno: compatta, scorrevole, fatta apposta per essere vista in un weekend.

Perché esiste questo progetto: la storia dietro lo spin-off
La genesi di Tales From ’85 è in realtà piuttosto lunga. I fratelli Duffer avevano annunciato già nel 2022 la loro intenzione di creare spin-off nell’universo di Stranger Things. Nel 2023 Netflix aveva dato luce verde a una serie animata, con l’animazione affidata alla Flying Bark Productions e la showrunner Eric Robles al timone.
L’idea dei Duffer era chiara fin dall’inizio: ricreare il feeling dei cartoni del sabato mattina degli anni ’80, quell’estetica vivace e avventurosa che era parte integrante dell’atmosfera della serie originale, ma che nella live action non aveva mai potuto esprimersi del tutto.
“Con l’animazione non ci sono davvero limiti”, aveva detto Ross Duffer alla presentazione del progetto. Ed è una frase che suona sia come promessa che come disclaimer preventivo, se ci pensi. L’annuncio ufficiale del titolo è arrivato nel 2025, confermando la collocazione temporale e il tono voluto: qualcosa che strizza l’occhio ai fan storici ma che punta anche a un pubblico più giovane, magari quello che ha scoperto Stranger Things tardi e non ha mai conosciuto la gioia del sabato mattina davanti alla tv.
Un dettaglio non da poco: nessuno degli attori originali presta la voce ai propri personaggi. Cast vocale completamente nuovo, nuovi volti (o meglio, nuove voci) per personaggi iconici. Una scelta coraggiosa, e inevitabilmente divisiva.
Cosa dice il web: recensioni e pareri tra entusiasmo e perplessità
Il debutto è avvenuto con numeri solidi, 13,8 milioni di ore viste nella prima settimana, il che equivale a circa 2,8 milioni di visualizzazioni complete, e Netflix ha rinnovato la serie per una seconda stagione appena cinque giorni dopo il lancio. Un segnale chiarissimo.
Le recensioni della critica, però, raccontano una storia più sfumata. Su Rotten Tomatoes il consenso è misto: da un lato c’è chi apprezza lo stile d’animazione curato e la capacità della serie di mantenere il filo emotivo dell’originale, questa è ancora una storia di ragazzi che cercano di dare senso a cose molto più grandi di loro. Dall’altro, qualcuno storce il naso davanti ai toni più morbidi, all’umorismo più largo, alle situazioni che sembrano giocare in difesa invece di osare davvero.
Variety l’ha definita “un tentativo trasparente di preservare Stranger Things in pixel anziché nell’ambra”, sottolineando come la serie racconti fondamentalmente la stessa storia dell’originale, con gli stessi personaggi, nella stessa città, ma senza la possibilità di invecchiare. Un vantaggio per la longevità del franchise, certo, ma anche un limite creativo evidente. Il pubblico, invece, sembra più diviso e più generoso: tra i commenti online c’è chi ha amato il ritorno a Hawkins nonostante tutto, e chi ammette che sì, ci sono momenti cringe, ma l’affetto per i personaggi ha vinto.
La sensazione diffusa è che Tales From ’85 sia intrattenimento piacevole ma non indispensabile, qualcosa da guardare con leggerezza, senza aspettarsi i brividi della serie madre.
Curiosità: dove si colloca nella timeline di Stranger Things
Per chi vuole orientarsi bene prima di iniziare: Tales From ’85 si inserisce tra la Stagione 2 e la Stagione 3 della serie originale. Nella Stagione 2 Eleven aveva chiuso il Gate e il Mind Flayer sembrava sconfitto. Nella Stagione 3 tutto ricominciava con l’estate al Starcourt Mall. In mezzo? Fino ad oggi, buio. Questo spin-off riempie esattamente quel vuoto, ambientato nell’inverno di quell’anno, quando la neve copre Hawkins e la normalità sembra finalmente a portata di mano.
È anche il primo progetto televisivo ufficiale nell’universo espanso di Stranger Things, escludendo The First Shadow, la produzione teatrale ambientata negli anni ’50 che ha debuttato a Londra. Insomma, un passo importante per capire dove vuole andare questo franchise nel lungo periodo.
Vale la pena guardarlo? La domanda che ti stai facendo
Dipende da cosa cerchi. Se vuoi ritrovare quella tensione viscerale, quella paura vera, quella capacità di Stranger Things di spezzarti il cuore nei momenti meno attesi, probabilmente Tales From ’85 non ti darà tutto quello. È una serie più leggera, pensata anche per un pubblico giovane, con un ritmo diverso e toni più da avventura domenicale che da thriller soprannaturale.
Ma se ami Hawkins, se ami questi personaggi e vuoi passare del tempo con loro in un racconto inedito ambientato in quell’era d’oro prima che tutto diventasse più complicato, allora sì, è una visione che vale.
Domande per te:
Tu hai già visto Tales From ’85?
Il cambio di formato ti ha convinto o preferiresti una serie live action?
Pensi che l’universo di Stranger Things meriti di espandersi ancora, o era meglio chiudersi con la Stagione 5?
Faccelo sapere nei commenti qui sotto.
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Cosa ci è piaciuto?
I personaggi non invecchiano, il che risolve uno dei limiti strutturali di qualsiasi serie con protagonisti giovani.
Il formato da trenta minuti a episodio è compatto e accessibile, perfetto per chi vuole Hawkins senza impegnarsi in sessioni maratona.
Riempie un vuoto narrativo reale tra la Stagione 2 e la 3, con spazio genuino per storie inedite senza toccare la continuity principale.
Nikki Baxter porta sangue nuovo nel gruppo, libera dal peso dell’iconografia originale.

Cosa non ci è piaciuto?
Nessun attore originale: sentire voci diverse su facce familiari crea un distacco difficile da ignorare.
Toni ammorbiditi e umorismo più largo, meno paura, meno tensione, meno di quello che rendeva Stranger Things unico.
Essere incastrata tra due stagioni già raccontate limita le sorprese senza rischiare di rompere la continuity.
Il formato animato porta con sé un’etichetta implicita di “prodotto secondario” che rischia di allontanare il pubblico adulto prima ancora del primo episodio.
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