
The Testaments su Disney+ è il sequel di The Handmaid’s Tale disponibile su Disney+: trama, cast, recensione, differenze col libro di Atwood e tutto sulla seconda stagione confermata.
The Testaments su Disney+: Gilead più attuale che mai
Bentornati a Gilead. Se avete passato gli ultimi anni a mordere le unghie con The Handmaid’s Tale, a guardare incredule lo schermo e a chiedervi come sia possibile che una distopia degli anni ’80 sembri sempre più un documentario, allora avete già capito che The Testaments era esattamente quello di cui avevamo bisogno.
Uscita l’8 aprile 2026 su Disney+, questa serie è il sequel diretto della saga di Margaret Atwood e, spoiler dell’intro: vale assolutamente ogni minuto del vostro abbonamento.
Di cosa parla The Testaments (senza rovinarvi niente)
Siamo a Gilead, qualche anno dopo gli eventi conclusivi di The Handmaid’s Tale. June Osborne ha fatto la sua parte. Adesso tocca alle nuove generazioni.
Al centro della storia ci sono due ragazze che non potrebbero essere più diverse: Agnes, cresciuta dentro il sistema, devota, obbediente, convinta che Gilead sia l’unico mondo possibile; e Daisy, arrivata dal Canada, estranea a tutto questo, eppure legata a Gilead da un filo che non sospettava neanche di avere.
Le due si ritrovano all’interno della scuola di formazione per future Mogli diretta da Zia Lydia, il personaggio più ambiguo e affascinante dell’intero universo Atwood. Qui l’obbedienza si insegna con la brutalità e si giustifica con la religione, i matrimoni vengono decisi da uomini anziani che scelgono le loro spose adolescenti come se stessero sfogliando un catalogo, e ogni sogno di libertà viene spento sul nascere.
Ma le crepe nel sistema esistono. E Agnes e Daisy, insieme a Zia Lydia stessa, che nasconde segreti capaci di cambiare tutto, potrebbero essere la scintilla che li fa esplodere.
Gilead torna a fare paura, e questa volta in modo diverso
Diciamolo subito: i primi tre episodi sembrano quasi una lunga introduzione. La serie prende il suo tempo per ricostruire il mondo di Gilead agli occhi di chi non ha mai visto la serie madre, e questo pacing lento all’inizio può disorientare chi si aspettava di essere catapultato direttamente nell’azione. Ma resistete, perché dalla metà stagione in poi The Testaments spicca il volo e acquista una propria identità fortissima.
Il cambio di prospettiva rispetto a The Handmaid’s Tale è la scelta più coraggiosa e riuscita della serie. Non siamo più nella mente di qualcuno che subisce Gilead da fuori, che ricorda com’era prima. Siamo nella testa di ragazze che non hanno mai conosciuto altro. E questo fa una differenza enorme nel modo in cui si percepisce l’orrore: non come qualcosa di eccezionale, ma come normalità. Come acqua per i pesci. Ed è proprio questa normalizzazione della distopia a essere, forse, la cosa più agghiacciante dell’intera serie.
The Testaments è meno feroce di The Handmaid’s Tale dal punto di vista visivo, ma non per questo è meno crudele. Tutto è più sottile, più interiorizzato. L’oppressione non arriva solo dalle frustate o dalle cerimonie: arriva dai sorrisi addestrati, dalle preghiere recitate come automi, dagli sguardi bassi che sono diventati riflesso condizionato. È una distopia che fa male in modo diverso, più strisciante, e per questo ancora più difficile da scrollarsi di dosso.
Un tema che emerge con forza inedita rispetto alla serie originale è quello della sorellanza femminile: Agnes e Daisy costruiscono un legame che diventa il vero motore narrativo, e la serie lo porta avanti con delicatezza e intensità crescente.

Cosa dice il web: la critica ha una voce sola su Chase Infiniti
Il nome che rimbalza ovunque, dalla stampa internazionale ai social, è quello di Chase Infiniti, protagonista nel ruolo di Agnes. Il consenso critico è praticamente unanime: la sua è una delle migliori performance dell’anno. ComicBook.com la definisce “una stella”, TV Guide parla di una prova “ancorata e precisa”, e c’è già chi mormora la parola Emmy. Non è un caso: Infiniti è arrivata alla premiere di The Testaments già incoronata come una delle attrici più promettenti della sua generazione, dopo l’acclamato film di Paul Thomas Anderson One Battle After Another.
Su Rotten Tomatoes la serie ha ottenuto l’88% di gradimento critico con la certificazione “Certified Fresh”, e i numeri di streaming parlano chiaro: oltre 45 milioni di ore visualizzate nel mondo tra Hulu e Disney+, con le visualizzazioni dell’ottavo episodio cresciute del 76% rispetto al primo. Non male per una serie che molti temevano potesse vivere solo all’ombra della sua madre nobile.
Le recensioni complessive sono più divise sul ritmo della prima parte, ma concordano che la serie abbia qualcosa di genuinamente nuovo da dire, e che lo dica con una maturità che piacevolmente sorprende.
Il cast: vecchie glorie e nuove stelle
Ann Dowd torna nei panni di Zia Lydia, e diciamocelo, è semplicemente insostituibile in quel ruolo. Il personaggio qui viene esplorato in profondità nuova, incluso un intero episodio dedicato alla sua radicalizzazione, e Dowd lo porta sullo schermo con una complessità che lascia senza parole.
Chase Infiniti è Agnes, e come già detto è la rivelazione assoluta della stagione. Lucy Halliday interpreta Daisy con un’energia dinamica che bilancia perfettamente la compostezza di Agnes. Nel cast anche Rowan Blanchard, Mabel Li, Amy Seimetz e Mattea Conforti.
E poi c’è Elisabeth Moss, che nel ruolo di produttrice esecutiva ha voluto anche fare una comparsata davanti alla telecamera riprendendo i panni di June Osborne. Una scena breve ma carica di significato emotivo, un passaggio di testimone simbolico che farà sciogliere chiunque abbia seguito sei stagioni della serie madre.
Libro vs serie: sono davvero la stessa storia?
Breve risposta: no, e va benissimo così.
Nel romanzo di Margaret Atwood, pubblicato nel 2019 e vincitore del Booker Prize, la storia è ambientata circa quindici anni dopo gli eventi di The Handmaid’s Tale, e viene raccontata attraverso tre voci narranti: Agnes, Daisy e il diario segreto di Zia Lydia. La struttura è compatta, definitiva, con un finale che chiude il cerchio in modo netto.
La serie invece riduce il gap temporale e si aggancia direttamente alla fine di The Handmaid’s Tale, risultando in una trama più dilatata e pensata per lo sviluppo seriale. I personaggi vengono modificati e ampliati per rispondere alle esigenze del formato televisivo: Zia Lydia, ad esempio, ha uno spazio e una profondità psicologica che nel libro restano più in ombra. Anche la timeline dei personaggi cambia, con scelte narrative nuove che si discostano dalla fonte pur mantenendone lo spirito.
Libro e serie, insomma, non competono: si completano. Il romanzo offre chiarezza e completezza narrativa. La serie punta su tensione, sviluppo emotivo e colpi di scena. Leggetelo dopo aver visto la stagione 1, se volete capire dove potrebbe andare la stagione 2, ma tenetevi forte, perché alcune risposte potrebbero sorprendervi.
Seconda stagione: confermata, e prima ancora del finale
La notizia più bella? Non dobbiamo aspettare nemmeno di vedere come va a finire per sapere che ci sarà un seguito. Disney+ e Hulu hanno annunciato ufficialmente il rinnovo per la stagione 2 il 21 maggio 2026, ancora prima che andasse in onda il finale della prima stagione. Segnale chiarissimo della fiducia delle piattaforme nel progetto.
Per la data di uscita bisognerà probabilmente aspettare la seconda metà del 2027, visto che le riprese non sono ancora iniziate ufficialmente. Ma intanto possiamo goderci tutti e dieci gli episodi della stagione 1, già disponibili in blocco su Disney+, e ricominciare a fare teorie su quello che verrà.
Perché Gilead non ha ancora finito di parlare. E noi non abbiamo ancora finito di ascoltare.
Domande per te:
Team Agnes o team Daisy? Due personaggi agli antipodi: con chi vi siete identificate di più?
Zia Lydia: vittima o carnefice? Dopo aver visto il suo passato, avete cambiato idea su di lei anche solo un po’?
Meglio The Handmaid’s Tale o The Testaments? La serie madre resta imbattibile o il sequel vi ha convinto?
Avete letto il libro di Atwood? E se sì, preferite la versione scritta o quella televisiva?
Cosa vi aspettate dalla stagione 2? Teorie, speranze, personaggi che volete rivedere: siamo tutte orecchie.
Faccelo sapere nei commenti qui sotto.
Condividi questo articolo con i tuoi amici sui social!

Cosa ci è piaciuto?
Chase Infiniti è una rivelazione. La sua Agnes è una di quelle performance che ti rimangono appiccicate addosso per giorni. Guardatela e poi diteci che non merita un Emmy.
Il punto di vista cambia tutto. Vedere Gilead attraverso gli occhi di chi non ha mai conosciuto altro è un colpo di genio narrativo: l’orrore normalizzato fa più paura di qualsiasi scena esplicita.
Zia Lydia finalmente ha la profondità che meritava. L’episodio dedicato alla sua storia è uno dei migliori dell’intera saga. Ann Dowd è semplicemente in un’altra categoria.
Si può guardare anche senza aver visto The Handmaid’s Tale. I primi episodi ricostruiscono il mondo con cura: non è obbligatorio avere sei stagioni sulle spalle per capire e appassionarsi.

Cosa non ci è piaciuto?
I primi tre episodi sono lenti. Se cercate un inizio adrenalinico, preparatevi alla pazienza: la serie ingrana davvero solo dalla metà in poi.
L’ombra della serie madre pesa. Inevitabile confrontare ogni scena con The Handmaid’s Tale, e in certi momenti The Testaments sembra ancora troppo dipendente dalla nostalgia del franchise.
Alcuni personaggi secondari restano poco sviluppati. Con un cast così ampio, qualcuno rimane sullo sfondo più del dovuto — e alcune ragazze della scuola meritavano molto più spazio.
L’attesa per la stagione 2 sarà lunga. Finito il decimo episodio vi ritroverete con mille domande aperte e la risposta più probabile è: non prima della seconda metà del 2027. Buona fortuna con la pazienza.
Vuoi restare sempre aggiornato?
Ci trovi anche sui social!
Ci trovi anche sui social!










E tu cosa ne pensi? Condividi il tuo punto di vista!