Maison Ikkoku è il vero capolavoro di Rumiko Takahashi. Sottovalutato forse rispetto a Ranma e Inuyasha, arriva dritto al cuore

Maison Ikkoku

Rumiko Takahashi è la regina indiscussa dei manga, una vera istituzione in Giappone e per tutti i lettori di fumetti. Chiedendo al pubblico di appassionati di ricordare le sue opere, probabilmente le prime a venire in mente sono Urusei yatsura (Lamù), Ranma ½ e Inuyasha. Intendiamoci, tutte rivoluzionarie e irresistibili a modo loro. Ce n’è una, però, che pur non avendo avuto lo stesso impatto culturale o il medesimo successo commerciale è forse il vero gioiello della sua produzione artistica. Maison Ikkoku, arrivato in italia con il nome di Cara dolce Kyoko, non si può definire altro se non pura poesia.

Godai, Kyoko e Maison Ikkoku

La premessa è piuttosto semplice: Yusaku Godai, sfortunato, goffo e imbranato studente alle prese con il voler portare avanti gli studi universitari ma costantemente bersagliato dalla sfortuna e da continui problemi, vive nella pensione Maison Ikkoku, e viene preso di mira con scherzi e invadenze dai suoi strambi e confusionari inquilini. Proprio quando sta per lasciare la casa esasperato, la nuova amministratrice del condominio, la bella Kyoko, si trasferisce nella casa. Almeno per lui è amore a prima vista. La ragazza, infatti, è ancora innamorata del suo defunto marito e profondamente segnata dal lutto subito. La storia segue l’evoluzione del rapporto tra Godai e Kyoko nell’arco di ben 8 anni.

Una finestra sul Giappone

Maison Ikkoku è praticamente un unico nella produzione della mangaka. Non ha la caotica irriverenza e il travolgente divertimento di Ranma e Lamu, ma ha il merito di raccontare la normalità con una semplicità che entra dritta al cuore, tramite una casa, Maison Ikkoku, appunto, che ben presto diventa familiare, e i suoi bizzarri abitanti compagni di viaggio e spettatori non solo dei tormenti dei due protagonisti, che vengono raccontati tra una risata e l’altra ma sempre con profondità, ma del Giappone anni ‘80, dove la vita scorre lenta e un po’ malinconica in un mix nostalgico tra tradizioni e l’aria fresca del nuovo che si affaccia. E’ uno spaccato della cultura giapponese, tra pressioni sociali, imposizioni, sia nella scuola che nel lavoro e nella vita domestica. E’, anche e soprattutto, una storia d’amore non melensa e adolescenziale, ma adulta, matura, sofferta, sospirata, conquistata, raccontata con una straordinaria delicatezza. Per tutti questi motivi, Maison Ikkoku è, semplicemente, poesia, la gemma forse sottovalutata della immensa produzione di Rumiko Takahashi.


Domande per te:

Quale opera di Rumiko Takahashi preferisci?

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