
Una stanza piena di gente: scopri il libro di Daniel Keyes, le differenze con il film Split e il documentario Netflix sul caso delle 24 personalità.
Una stanza piena di gente: la storia vera di Billy Milligan
Immagina di essere arrestato per un crimine gravissimo e di non ricordare assolutamente nulla di averlo commesso. Non per rimozione, non per shock: semplicemente perché, mentre accadeva, “tu” non c’eri. A comandare il corpo era qualcun altro. È esattamente quello che sostenne Billy Milligan, un giovane americano di Columbus, Ohio, arrestato nel 1977 con l’accusa di aver rapito, rapinato e violentato tre studentesse universitarie.
Il caso fece il giro d’America non tanto per la gravità dei crimini, quanto per la difesa: gli psichiatri diagnosticarono a Milligan un disturbo dissociativo dell’identità, all’epoca chiamato disturbo di personalità multipla.
Nella sua mente, dissero, convivevano fino a 24 identità diverse, ognuna con la propria età, il proprio accento, persino le proprie competenze. Nel 1978 un giudice lo dichiarò non colpevole per infermità mentale: la prima volta nella storia giudiziaria statunitense che accadeva qualcosa del genere. Da lì in poi, la vita di Billy Milligan diventò un caso di studio, un libro, un film e infine una serie documentaristica.
“Una stanza piena di gente”: 24 persone in una
A raccontare questa storia incredibile ci ha pensato lo scrittore Daniel Keyes, già noto per il celebre romanzo Fiori per Algernon, che nel 1981 pubblicò The Minds of Billy Milligan, arrivato in Italia con il titolo Una stanza piena di gente (edito da Nord). Il libro non è un romanzo di fantasia: è una biografia costruita su ore e ore di colloqui registrati tra Keyes e Milligan, oltre che su verbali processuali, referti medici e sentenze del tribunale.
Nelle pagine del libro sfilano personalità che sembrano uscite da un film, eppure erano reali agli occhi di chi seguì il caso: il freddo Arthur, 22 anni, colto e capace di leggere e scrivere in arabo; il piccolo Danny, 14 anni, che dipingeva solo nature morte; il violento Ragen, iugoslavo ed esperto di karate; la fragile Christene, appena 3 anni, che soffriva di dislessia. E poi Allen, Tommy, David, Adalana e Christopher, fino ad arrivare a “il Maestro”, la personalità che sintetizzava la memoria e la vita di tutte le altre.
La storia di Billy affonda le radici nell’infanzia: le violenze subite dal patrigno lo avrebbero portato, secondo la ricostruzione del libro, a frammentare la propria identità già da bambino, come meccanismo di sopravvivenza psicologica. Keyes racconta tutto questo con il ritmo di un racconto in presa diretta, senza filtri accademici, il che rende il libro scorrevole quasi come un thriller, pur trattando un tema clinico complesso e delicato.

Il film Split: quanto è vera la storia di Kevin?
Nel 2016 M. Night Shyamalan porta al cinema Split, con James McAvoy nei panni di Kevin Wendell Crumb, un uomo con 23 personalità distinte, più una ventiquattresima temibile chiamata “la Bestia”. Il film, secondo capitolo della trilogia che comprende anche Unbreakable e Glass, si ispira liberamente proprio al caso Milligan.
Le somiglianze ci sono tutte: un’infanzia segnata da abusi, la frammentazione dell’identità come difesa psicologica, un numero di personalità quasi identico, persino alcuni tratti caratteriali che ricordano da vicino gli alter ego descritti da Keyes. Ma qui finisce la fedeltà ai fatti. Shyamalan trasforma la vicenda in un thriller a tinte horror e soprannaturali: Kevin rapisce tre adolescenti e le tiene prigioniere in attesa che emerga “la Bestia”, una personalità con capacità fisiche sovrumane, quasi una creatura mostruosa.
Nella realtà, Billy Milligan non ebbe mai superpoteri e non arrivò a sequestrare nessuno in un covo segreto: fu condannato per rapimento, rapina e violenza sessuale ai danni di tre studentesse, e la sua storia processuale si giocò tutta nelle aule di tribunale, non in un climax action-horror. Il film, insomma, prende in prestito l’ossatura psicologica del caso reale ma la piega alle esigenze di un genere cinematografico ben preciso, amplificando tutto su una scala drammatica e fantastica che con Milligan ha poco a che fare.
The Crowded Room: Tom Holland nei panni di Billy
Da non dimenticare anche la miniserie Apple TV+ The Crowded Room (2023), con Tom Holland, ispirata al libro di Keyes ma ambientata nel 1979 a New York: qui il protagonista si chiama Danny Sullivan e viene arrestato dopo una sparatoria al Rockefeller Center, non per i crimini realmente commessi da Milligan. La serie, creata da Akiva Goldsman, punta più sull’empatia verso il protagonista che sulla ricostruzione giudiziaria, ed è stata accolta con recensioni piuttosto altalenanti.
Il documentario Netflix: la voce dei veri protagonisti
Se il libro racconta i fatti dalla prospettiva di Keyes e il film li trasfigura in finzione, il documentario Netflix Monsters Inside: The 24 Faces of Billy Milligan prova a tornare alla realtà nuda e cruda. Uscito nel settembre 2021 e diretto da Olivier Megaton, il documentario si sviluppa in quattro episodi e raccoglie le testimonianze dirette di familiari, ex amici, avvocati, psichiatri e forze dell’ordine coinvolte nel caso.
La serie ripercorre l’intera parabola di Milligan: dall’infanzia difficile agli arresti, dal processo che fece scuola fino agli anni successivi, passando per i diversi ricoveri psichiatrici e persino per un periodo trascorso a Los Angeles, dove sfiorò il mondo di Hollywood quando il regista James Cameron pensò per un periodo di realizzare un film sulla sua vita, poi mai concretizzato. Milligan morì di cancro nel 2014, a 59 anni, in una casa di cura in Ohio.
Il documentario non si limita a raccontare la versione di Billy: dà spazio anche al punto di vista delle vittime e di chi, con il caso, dovette fare i conti sul piano legale e mediatico, offrendo così un quadro più sfaccettato rispetto al solo racconto di Keyes.
Libro, film o documentario: da dove iniziare?
Se vuoi entrare davvero nella mente di Billy Milligan, il libro di Daniel Keyes resta il punto di partenza più completo e fedele. Se invece cerchi un’esperienza di finzione ispirata (ma solo in parte) alla vicenda, Split funziona come thriller psicologico, purché tu sappia distinguere dove finisce la storia vera e inizia la sceneggiatura. Il documentario Netflix, infine, è la scelta giusta per chi vuole ascoltare le voci di chi quella storia l’ha vissuta davvero, senza filtri narrativi o licenze cinematografiche.
Domande per te:
Hai già letto Una stanza piena di gente o è la prima volta che senti parlare della storia di Billy Milligan?
Secondo te un tribunale dovrebbe poter assolvere qualcuno per infermità mentale in un caso così estremo?
Preferisci partire dal libro, dal film Split o dal documentario Netflix per scoprire questa vicenda?
Ti fidi di più della versione raccontata da Daniel Keyes o di quella ricostruita nel documentario con le voci dirette dei protagonisti?
Scrivicelo nei commenti.
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